Una straordinaria esperienza da Chez Black a Positano.

E’ sempre bello tornare a scrivere dopo un po. Ed è ancora più bello farlo con la consapevolezza di raccontare un’esperienza a dir poco estasiante. Questa volta il nostro solito tour eno-gastronomico ci ha condotti a Positano, la perla della costiera Amalfitana.

Inutile stare qui a commentare e a descrivere le incantevoli bellezze del luogo, dello scenario suggestivo e della bella giornata di sole che ci ha accompagnati in una domenica di ottobre. Concentriamoci sulla straordinaria esperienza gustativa vissuta.

Arriviamo a Positano verso le 12 e 30, giusto il tempo di una breve camminata tra i vicoli pullulanti dei tipici negozietti del paese che subito ci dirigiamo verso il ristorante scelto: Chez Black. Il locale, affacciato direttamente sulla spiaggia, è arredato in un perfetto stile marinaresco, dando ai clienti l’impressione di trovarsi a bordo di una nave da crociera e lo stesso vale per la divisa dei camerieri simile ad una tenuta da marinaio.

Per quanto riguarda il servizio i camerieri in sala si sono dimostrati da subito all’altezza della situazione: il cameriere che ci ha serviti per tutta la durata del pranzo è sempre stato cortese, gentile e professionale ed è stato in grado di consigliarci con cura i piatti migliori del menù.

Ma passiamo a quello che per noi è stato sicuramente l’aspetto più importante della giornata (come sempre): il cibo. Prima di cominciare però è giusto precisare che questa volta eravamo a pranzo con altre persone e quindi abbiamo avuto modo di assaggiare qualche portata in più. Come al solito abbiamo cominciato dall’antipasto, un misto di crudi, marinati e fritti (ovviamente tutto rigorosamente a base di pesce). Per prima cosa ci è stato servito un piatto misto con alici fritte, polipetti fritti, pizzette fritte e alici ripiene con ricotta, mozzarella e basilico ovviamente impanate e fritte. Quest’ultima proposta è stata a nostro avviso la migliore per lo straordinario equilibrio di sapori.

20151018_132110[1]

Abbiamo poi proseguito con due piatti di crudi e marinati tra cui alici, salmone, pesce spada, tonno e polpo tutti tagliati a fette sottili. La loro consistenza era talmente delicata che si scioglievano in bocca, sprigionavano un intenso sapore di mare ancor prima di essere masticati per quanto erano freschi.

20151018_132118[1]

A seguito dell’antipasto, che oltre ad essere sorprendentemente squisito era anche particolarmente abbondante, decidiamo di proseguire imperterriti con i primi e ci lasciamo consigliare dal cameriere che ci convince a provare il risotto ai frutti di mare, lo spaghetto ai ricci di mare e la linguina all’astice.

12235095_641620399312470_8458979580857587443_n12241729_641620352645808_2625701452566512711_n

Il risotto era saporito e mantecato alla perfezione e i frutti di mare, tra cui cozze, vongole, cannolicchi e fasolari freschissimi, erano insaporiti a dovere con olio, prezzemolo e limone e particolarmente abbondanti.

12063644_641620325979144_1273727629012486777_n

Gli spaghetti ai ricci di mare serviti tra le altre cose in un simpatico ed eccentrico piatto a forma di riccio avevano un sapore di mare straordinario fresco e allo stesso tempo saporito. Sembrava di mangiare ricci direttamente dallo scoglio.

Lo spaghetto all’astice infine è stato qualcosa di sublime: il condimento a base di pomodorino fresco esaltava il gusto dell’astice praticamente viva fino a qualche minuto prima.

Per concludere i commensali più resistenti hanno poi deciso di ordinare anche il secondo e sempre su consiglio del cameriere ci è stata servita una pezzogna con un guazzetto al pomodoro accompagnata da due bruschette con pomodoro del piennolo.

12227568_641620472645796_5010483299608050850_n

Inutile dire che il pesce era ovviamente freschissimo, selezionato dopo un’attenta ricerca tra il pescato del giorno e il guazzetto era saporito e gustoso grazie anche all’aroma intenso del pomodoro del piennolo.

Tutto il pranzo è stato inoltre accompagnato da vino sia bianco che rosso: un Costa d’Amalfi Tramonti Bianco Tenuta San Francesco del 2013 e un Costa d’Amalfi Tramonti Rosso Tenuta San Francesco del 2012.

Il pranzo si è concluso infine con il dessert: tiramisù e ricotta e pera buoni e preparati dai pasticceri del ristorante, peccato solo che non fossero tenuti troppo al fresco .

Per concludere, i nostri giudizi non possono essere che positivi sia per quanto riguarda la location che per quello che concerne il servizio, ma una lode particolare la merita sicuramente il cibo. Al di là della freschezza delle materie prime tutti i piatti erano preparati con cura e con grande maestria da parte dei cuochi abilmente diretti dal proprietario/chef. Alcune ricette provate come il tonno affumicato, le alici ripiene e i primi hanno praticamente stampato un ricordo indelebile nella nostra memoria.

Se dovessimo esprimere la nostra soddisfazione in una scala che va da uno a dieci questa avrebbe di sicuro una valutazione non inferiore al 9. In conclusione ci sentiamo di consigliare vivamente Chez Black per tutta una serie di motivi che comprendono, oltre alla buona cucina, anche altri aspetti come la serietà e la professionalità del personale, la location particolare e dulcis in fundo lo scenario stupendo di Positano che fa da sfondo a tutto quanto.

‘O rraù!

Oggi, ultima domenica di ottobre, è un giorno speciale in casa nostra. Con l’arrivo del primo freddo si ha sempre più voglia di sedersi a tavola e gustare un bel piatto caldo e genuino. E così dopo questa lunga estate oggi ci siamo svegliati per la prima volta con l’inconfondibile profumo del ragù o meglio “do’ rraù” come è noto dalle nostre parti. Un piatto totalmente diverso dagli altri ragù e a nostro avviso anche più buono e saporito. Quindi perché non condividere la nostra ricetta?

La storia di questo strepitoso primo piatto affonda le proprie radici nella cultura gastronomica partenopea fino a diventare un vero e proprio culto domenicale nelle case di tutto il capoluogo campano e provincia al punto tale che sono numerose le sue apparizioni in opere di vari artisti napoletani. Tra questi ricordiamo Eduardo de Filippo che ne raccontava la preparazione in “Sabato, domenica e lunedì” ed Eduardo De Crescenzo che in uno sketch del film “Il mistero di Bellavista” sottolineava come non esistesse una ricetta precisa del ragù e come la preparazione potesse cambiare di quartiere in quartiere “dal Vomero a Toledo”. Quella di oggi non sarà quindi la ricetta del ragù perfetto, ma una ricetta personale anzi personalissima tramandataci di generazione in generazione.

Ingredienti per 4 persone:

300 gr. di punta di petto di manzo tagliata a fette o locena (che serviranno per fare le cosiddette braciole)

300 gr. di primo di manzo a pezzi

300 gr. di “tracchiolelle” (costina di maiale o di collo o di costato)

300 gr. di gallinella o sopracoscio di maiale

olio e.v.o.

strutto

una cipolla dorata

1,2 kg. di pomodori pelati

un bicchiere abbondante di vino rosso secco

sale q.b.

Preparazione

Prima di tutto è necessario preparare le braciole. Sono necessarie per questo passaggio le fette di locena che dovranno prima essere imbottite con aglio e prezzemolo tritati, sale, pepe, pinoli e pecorino e poi chiuse e legate con spago da cucina. A questo punto in una casseruola possibilmente di coccio come vuole la tradizione bisogna far soffriggere la cipolla tritata con olio e strutto e non appena inizia a sfrigolare è il momento di aggiungere la carne e le braciole.

A questo punto è necessario prestare molta attenzione e non allontanarsi mai dai fornelli. Questo perché la carne deve essere cotta a fuoco molto basso e deve essere mescolata spesso. Non appena le cipolle iniziano ad imbrunire versiamo poco alla volta il vino rosso e continuiamo a mescolare delicatamente la carne. Una volta che il vino si sarà asciugato tutto e rimarrà solo il grasso che sobbolle, proseguiamo lentamente lasciando rosolare la carne per un altra decina di minuti sempre a fuoco bassissimo e con la casseruola coperta.

Una volta “stordita la carne” (come si suole definire il passaggio precedente) alziamo leggermente la fiamma e versiamo i pelati precedentemente schiacciati. Se non si vogliono utilizzare i pomodori pelati in scatola possiamo anche preparare una passata di pomodori fresca con pomodori San Marzano o Roma che sono generalmente più ricchi di succo. Diamo quindi una mescolata veloce agli ingredienti, abbassiamo nuovamente la fiamma, adagiamo il coperchio sulla casseruola in modo tale da lasciare libero un piccolo spiraglio di qualche centimetro e facciamo “pippiare” (cioè sobbollire) per circa due ore. Con questo termine onomatopeico si intende il momento in cui il sugo produce delle bolle che al termine della tensione scoppiano producendo un suono simile a quello che si produce quando si fuma una pipa oquando per l’appunto si “pippea”.

Risultati immagini per o rrau

Passate quindi le due ore togliamo la carne per non correre il rischio che si spappoli e di ritrovarci quindi a mangiare un chili di carne piuttosto che un ragù. Adagiata la carne in un’altra casseruola lasciamo il solo sugo a “pippiare” per altre tre o quattro ore. Nel corso della cottura i grassi dovrebbero spostarsi verso l’alto sommergendo completamente il sugo e quindi alla fine il risultato dovrebbe essere un sugo denso, scuro e unto.

Il Ragù è quindi pronto per essere consumato. Generalmente i tipi di pasta che più si adattano a questa preparazione sono i rigatoni, i paccheri, gli ziti, le candele spezzate ecc. E la carne invece? Cosa farne? Anche qui la decisione è abbastanza personale: alcuni decidono di lasciarla da parte e mangiarla come secondo sempre condita dal sugo, altri invece preferiscono aggiungerla al sugo e alla pasta creando un unico, enorme, unto e gustoso piatto unico.

Per concludere ci sentiamo di raccomandare la preparazione del ragù napoletano a partire dalla sera precedente al giorno in cui lo andremo a consumare: a Napoli ad esempio si è soliti prepararlo il sabato sera per la domenica a pranzo. Questo perché la preparazione richiede molto tempo (minimo 7 ore) ed addirittura alcuni lasciano pippiare il sugo tutta la notte. Noi personalmente preferiamo prepararlo il sabato sera, lasciarlo riposare tutta la notte con la carne all’interno e al mattino presto far ripartire la cottura togliendo i pezzi di carne che nel frattempo si sono ben ammorbiditi.

Il polpettone, Gnam!

Salve a tutti,

Oggi vi proponiamo la nostra ricetta per uno squisito polpettone, ideale per la domenica o per quando avete voglia di qualcosa di buono!

Ingredienti:

Macinato bovino 250 gr., Macinato suino 250 gr, latte q.b, formaggio 100 gr (quale preferite basta sia filante, noi abbiamo messo il Galbanone), pepe q.b, 3 uova, pancetta a cubetti 100 gr.,mollica di pane 50 gr, sale q.b, un rametto di rosmarino, salsa bbq.

Preparazione:

Fate ammorbidire la mollica del pane nel latte almeno per dieci minuti, strizzatelo e aggiungete sia il macinato bovino che quello suino. Mischiatelo bene prima di metterci le uova e aggiustate di sale e pepe a vostro piacimento. In ultimo versate la salsa bbq e mescolate, lasciando poi riposare almeno per un quarto d’ora. Stendete il composto su un foglio carta da forno e cercate di dargli una forma quanto più quadrata possibile. Una volta steso per bene, farcite con i cubetti di pancetta e il formaggio, distribuiteli su tutta la superficie. Chiudete il tutto nella classica forma a fagottino del polpettone e ungete la superficie con altra salsa bbq facendo un bel massaggino al polpettone. Mettetelo in forno preriscaldato a 180 gradi per almeno 50 minuti con il rametto di rosmarino.

Et voilà!

12036579_626230977518079_3928933231103733769_n

In accompagnamento noi abbiamo fatto delle patate al forno. E’ una ricetta ottima, poco costosa e veloce!

Fateci sapere 😉

Me Geisha Sushi Bar, Consigliatissimo! Salerno (Sa)

Salve a tutti,

Oggi vi parleremo di un posto dove ci rechiamo molto spesso per una svariata serie di motivi, ovvero il Me Geisha, ristorante giapponese sito nel cuore di Salerno, poco distante dal suo lungomare. Premettiamo che di ristoranti giapponesi ne abbiamo girati molti, ma torniamo spesso e volentieri qui perché ci sono alcuni “comandamenti” in questo tipo di cibo che dovrebbero sempre essere rispettati.

Il locale è curato e richiama in molti suoi elementi il tema giapponese, compreso un enorme quadro tratto dal film “Memorie di una Geisha”. Si nota chiaramente che per questo ristorante i dettagli sono importantissimi: i camerieri hanno anche congegnato delle bacchette speciali per chi non riesce proprio a mangiarci (non è il nostro caso!)

Ma passiamo all’argomento fondamentale, il cibo! Il locale permette le solite due formule, All you can eat al costo di 20 escluse bevande (in questo caso i 20 euro sono meritatissimi a differenza di altri posti) e la formula normale dove puoi prenderti tutto ciò che vuoi.

Noi abbiamo assaggiato diversi piatti. Come primo ci siamo fatti portare un Donburi maiale, composto da riso, verdure saltate (principalmente peperoni) allo zenzero e straccetti di maiale. Solitamente quando mangi con un all you can eat, molti cercano di rimpinzarti di riso per farti subito smettere di mangiare, non è il caso del Me geisha dove le porzioni non sono soltanto giuste, ma anche ben cucinate. Il riso era al dente e per nulla scotto.

11887908_10207539229828320_7606603625088201100_n

Come secondo assaggio abbiamo scelto il Tori Katsu, una cotoletta di pollo in panko (praticamente una panatura croccante) con spicy mayo e insalata mista come contorno. Questo magari non è stato il piatto che ci ha allettato di più, dato che assomiglia molto a una classica cotoletta di pollo e risultava anche un po asciutta nella cottura.

11923206_10207539228948298_7360258420710226637_n

E ovviamente non poteva mancare il sushi! Ne abbiamo preso quattro varianti, siccome il Me Geisha è un ristorante che ama sperimentare (e si vede!) non propone soltanto le versioni classiche di sushi. Dunque ci siamo concessi:

Salmon crunch roll: sushi con salmone, panatura croccante all’interno, uova di pesce e salsa teriyaki.

11889578_10207539229988324_4541267243184788849_n

Philadelphia roll: sushi con crema di Philadelphia, pomodori secchi, rucola e sesamo.

11960115_10207593958596505_2044874859775305458_n

Summer salmon roll: maki in foglia di riso, con cetriolo, salmone e spicy mayo

11898653_10207593958676507_2221222314274259400_n

E per finire dei consigliatissimi Hot philadelphia: sushi fritto con salmone, crema di philadelphia e salsa teriyaki

11224769_10207539228868296_8645012458439300845_n

Anche nel caso del sushi l’elemento fondamentale è il riso: non deve essere colloso, abbondante o scotto perché altrimenti può risultare davvero immangiabile. Ci piace il Me Geisha soprattutto perché le sue porzioni sono giuste e ti permettono di non fermarti al secondo piatto!

Valutazioni:

Location: 6 e mezzo, un locale molto carino, centrale e reso quanto più giapponese possibile.

Cibo: 7 e mezzo, come abbiamo già detto, ci sono degli elementi nella preparazione dei piatti e del sushi che vanno rispettati e il me geisha in fatto di abilità e freschezza dei prodotti non scherza. Ovviamente il concetto di “provare la cucina giapponese” è sempre ristretto perché solitamente in Giappone ciò che noi mangiamo qui (sushi soprattutto) non sono le portate principali di un pasto ma equivalgono a una mangiata in rosticceria!

Servizio: 6, un piccolo problema viene spesso riscontrato con la prenotazione on line dell’All you can eat, se decidete di scegliere questa formula chiamate direttamente il locale (solo a pranzo è possibile) perché noi abbiamo spesso avuto problemi. I camerieri e il personale sono tutti abbastanza gentili.

Presentazione generale: 7, nulla da commentare in questo caso, c’è solo da mangiare in questo bel ristorante e passare una piacevole giornata a Salerno!