Una straordinaria esperienza da Chez Black a Positano.

E’ sempre bello tornare a scrivere dopo un po. Ed è ancora più bello farlo con la consapevolezza di raccontare un’esperienza a dir poco estasiante. Questa volta il nostro solito tour eno-gastronomico ci ha condotti a Positano, la perla della costiera Amalfitana.

Inutile stare qui a commentare e a descrivere le incantevoli bellezze del luogo, dello scenario suggestivo e della bella giornata di sole che ci ha accompagnati in una domenica di ottobre. Concentriamoci sulla straordinaria esperienza gustativa vissuta.

Arriviamo a Positano verso le 12 e 30, giusto il tempo di una breve camminata tra i vicoli pullulanti dei tipici negozietti del paese che subito ci dirigiamo verso il ristorante scelto: Chez Black. Il locale, affacciato direttamente sulla spiaggia, è arredato in un perfetto stile marinaresco, dando ai clienti l’impressione di trovarsi a bordo di una nave da crociera e lo stesso vale per la divisa dei camerieri simile ad una tenuta da marinaio.

Per quanto riguarda il servizio i camerieri in sala si sono dimostrati da subito all’altezza della situazione: il cameriere che ci ha serviti per tutta la durata del pranzo è sempre stato cortese, gentile e professionale ed è stato in grado di consigliarci con cura i piatti migliori del menù.

Ma passiamo a quello che per noi è stato sicuramente l’aspetto più importante della giornata (come sempre): il cibo. Prima di cominciare però è giusto precisare che questa volta eravamo a pranzo con altre persone e quindi abbiamo avuto modo di assaggiare qualche portata in più. Come al solito abbiamo cominciato dall’antipasto, un misto di crudi, marinati e fritti (ovviamente tutto rigorosamente a base di pesce). Per prima cosa ci è stato servito un piatto misto con alici fritte, polipetti fritti, pizzette fritte e alici ripiene con ricotta, mozzarella e basilico ovviamente impanate e fritte. Quest’ultima proposta è stata a nostro avviso la migliore per lo straordinario equilibrio di sapori.

20151018_132110[1]

Abbiamo poi proseguito con due piatti di crudi e marinati tra cui alici, salmone, pesce spada, tonno e polpo tutti tagliati a fette sottili. La loro consistenza era talmente delicata che si scioglievano in bocca, sprigionavano un intenso sapore di mare ancor prima di essere masticati per quanto erano freschi.

20151018_132118[1]

A seguito dell’antipasto, che oltre ad essere sorprendentemente squisito era anche particolarmente abbondante, decidiamo di proseguire imperterriti con i primi e ci lasciamo consigliare dal cameriere che ci convince a provare il risotto ai frutti di mare, lo spaghetto ai ricci di mare e la linguina all’astice.

12235095_641620399312470_8458979580857587443_n12241729_641620352645808_2625701452566512711_n

Il risotto era saporito e mantecato alla perfezione e i frutti di mare, tra cui cozze, vongole, cannolicchi e fasolari freschissimi, erano insaporiti a dovere con olio, prezzemolo e limone e particolarmente abbondanti.

12063644_641620325979144_1273727629012486777_n

Gli spaghetti ai ricci di mare serviti tra le altre cose in un simpatico ed eccentrico piatto a forma di riccio avevano un sapore di mare straordinario fresco e allo stesso tempo saporito. Sembrava di mangiare ricci direttamente dallo scoglio.

Lo spaghetto all’astice infine è stato qualcosa di sublime: il condimento a base di pomodorino fresco esaltava il gusto dell’astice praticamente viva fino a qualche minuto prima.

Per concludere i commensali più resistenti hanno poi deciso di ordinare anche il secondo e sempre su consiglio del cameriere ci è stata servita una pezzogna con un guazzetto al pomodoro accompagnata da due bruschette con pomodoro del piennolo.

12227568_641620472645796_5010483299608050850_n

Inutile dire che il pesce era ovviamente freschissimo, selezionato dopo un’attenta ricerca tra il pescato del giorno e il guazzetto era saporito e gustoso grazie anche all’aroma intenso del pomodoro del piennolo.

Tutto il pranzo è stato inoltre accompagnato da vino sia bianco che rosso: un Costa d’Amalfi Tramonti Bianco Tenuta San Francesco del 2013 e un Costa d’Amalfi Tramonti Rosso Tenuta San Francesco del 2012.

Il pranzo si è concluso infine con il dessert: tiramisù e ricotta e pera buoni e preparati dai pasticceri del ristorante, peccato solo che non fossero tenuti troppo al fresco .

Per concludere, i nostri giudizi non possono essere che positivi sia per quanto riguarda la location che per quello che concerne il servizio, ma una lode particolare la merita sicuramente il cibo. Al di là della freschezza delle materie prime tutti i piatti erano preparati con cura e con grande maestria da parte dei cuochi abilmente diretti dal proprietario/chef. Alcune ricette provate come il tonno affumicato, le alici ripiene e i primi hanno praticamente stampato un ricordo indelebile nella nostra memoria.

Se dovessimo esprimere la nostra soddisfazione in una scala che va da uno a dieci questa avrebbe di sicuro una valutazione non inferiore al 9. In conclusione ci sentiamo di consigliare vivamente Chez Black per tutta una serie di motivi che comprendono, oltre alla buona cucina, anche altri aspetti come la serietà e la professionalità del personale, la location particolare e dulcis in fundo lo scenario stupendo di Positano che fa da sfondo a tutto quanto.

‘O rraù!

Oggi, ultima domenica di ottobre, è un giorno speciale in casa nostra. Con l’arrivo del primo freddo si ha sempre più voglia di sedersi a tavola e gustare un bel piatto caldo e genuino. E così dopo questa lunga estate oggi ci siamo svegliati per la prima volta con l’inconfondibile profumo del ragù o meglio “do’ rraù” come è noto dalle nostre parti. Un piatto totalmente diverso dagli altri ragù e a nostro avviso anche più buono e saporito. Quindi perché non condividere la nostra ricetta?

La storia di questo strepitoso primo piatto affonda le proprie radici nella cultura gastronomica partenopea fino a diventare un vero e proprio culto domenicale nelle case di tutto il capoluogo campano e provincia al punto tale che sono numerose le sue apparizioni in opere di vari artisti napoletani. Tra questi ricordiamo Eduardo de Filippo che ne raccontava la preparazione in “Sabato, domenica e lunedì” ed Eduardo De Crescenzo che in uno sketch del film “Il mistero di Bellavista” sottolineava come non esistesse una ricetta precisa del ragù e come la preparazione potesse cambiare di quartiere in quartiere “dal Vomero a Toledo”. Quella di oggi non sarà quindi la ricetta del ragù perfetto, ma una ricetta personale anzi personalissima tramandataci di generazione in generazione.

Ingredienti per 4 persone:

300 gr. di punta di petto di manzo tagliata a fette o locena (che serviranno per fare le cosiddette braciole)

300 gr. di primo di manzo a pezzi

300 gr. di “tracchiolelle” (costina di maiale o di collo o di costato)

300 gr. di gallinella o sopracoscio di maiale

olio e.v.o.

strutto

una cipolla dorata

1,2 kg. di pomodori pelati

un bicchiere abbondante di vino rosso secco

sale q.b.

Preparazione

Prima di tutto è necessario preparare le braciole. Sono necessarie per questo passaggio le fette di locena che dovranno prima essere imbottite con aglio e prezzemolo tritati, sale, pepe, pinoli e pecorino e poi chiuse e legate con spago da cucina. A questo punto in una casseruola possibilmente di coccio come vuole la tradizione bisogna far soffriggere la cipolla tritata con olio e strutto e non appena inizia a sfrigolare è il momento di aggiungere la carne e le braciole.

A questo punto è necessario prestare molta attenzione e non allontanarsi mai dai fornelli. Questo perché la carne deve essere cotta a fuoco molto basso e deve essere mescolata spesso. Non appena le cipolle iniziano ad imbrunire versiamo poco alla volta il vino rosso e continuiamo a mescolare delicatamente la carne. Una volta che il vino si sarà asciugato tutto e rimarrà solo il grasso che sobbolle, proseguiamo lentamente lasciando rosolare la carne per un altra decina di minuti sempre a fuoco bassissimo e con la casseruola coperta.

Una volta “stordita la carne” (come si suole definire il passaggio precedente) alziamo leggermente la fiamma e versiamo i pelati precedentemente schiacciati. Se non si vogliono utilizzare i pomodori pelati in scatola possiamo anche preparare una passata di pomodori fresca con pomodori San Marzano o Roma che sono generalmente più ricchi di succo. Diamo quindi una mescolata veloce agli ingredienti, abbassiamo nuovamente la fiamma, adagiamo il coperchio sulla casseruola in modo tale da lasciare libero un piccolo spiraglio di qualche centimetro e facciamo “pippiare” (cioè sobbollire) per circa due ore. Con questo termine onomatopeico si intende il momento in cui il sugo produce delle bolle che al termine della tensione scoppiano producendo un suono simile a quello che si produce quando si fuma una pipa oquando per l’appunto si “pippea”.

Risultati immagini per o rrau

Passate quindi le due ore togliamo la carne per non correre il rischio che si spappoli e di ritrovarci quindi a mangiare un chili di carne piuttosto che un ragù. Adagiata la carne in un’altra casseruola lasciamo il solo sugo a “pippiare” per altre tre o quattro ore. Nel corso della cottura i grassi dovrebbero spostarsi verso l’alto sommergendo completamente il sugo e quindi alla fine il risultato dovrebbe essere un sugo denso, scuro e unto.

Il Ragù è quindi pronto per essere consumato. Generalmente i tipi di pasta che più si adattano a questa preparazione sono i rigatoni, i paccheri, gli ziti, le candele spezzate ecc. E la carne invece? Cosa farne? Anche qui la decisione è abbastanza personale: alcuni decidono di lasciarla da parte e mangiarla come secondo sempre condita dal sugo, altri invece preferiscono aggiungerla al sugo e alla pasta creando un unico, enorme, unto e gustoso piatto unico.

Per concludere ci sentiamo di raccomandare la preparazione del ragù napoletano a partire dalla sera precedente al giorno in cui lo andremo a consumare: a Napoli ad esempio si è soliti prepararlo il sabato sera per la domenica a pranzo. Questo perché la preparazione richiede molto tempo (minimo 7 ore) ed addirittura alcuni lasciano pippiare il sugo tutta la notte. Noi personalmente preferiamo prepararlo il sabato sera, lasciarlo riposare tutta la notte con la carne all’interno e al mattino presto far ripartire la cottura togliendo i pezzi di carne che nel frattempo si sono ben ammorbiditi.

Due panini da Bad Bros

Fuori piove! C’è l’allerta meteo! Meglio non uscire di casa! Oppure no…? E se andassimo in un posto caldo e al chiuso? Magari vicino casa per non rischiare? Mmm ok! Ecco, questa è stata più o meno la discussione che ci ha portati a scegliere il Bad Bros, Pub di Nocera Inferiore come nostra ultima meta. Avevamo già sentito parlare di questo locale tramite amici ed internet e così ci siamo convinti anche noi a provarlo.

Arrivati al locale la sensazione è che sia un po’ angusto anche se è arredato in perfetto stile english e quindi in linea con quelle che sono le proposte alogastronomiche del pub. Accomodatici sui nostri “comodi” sgabelli infatti abbiamo dato subito una rapida occhiata al menù: una buona selezione di birre per lo più inglesi e belga e un’ offerta di piatti abbastanza varia che comprende i classici hamburger, hot dogs, piatti misti di carne accompagnati da verdure e insolitamente anche una selezione di pizze (come a dire: “è vero che siamo in un english pub ma stiamo pur sempre in Italia?”).

Ci viene quindi proposto di ordinare dopo un’attesa di quasi venti minuti e optiamo così per una antipasto (che in realtà prendiamo alla fine perché avevamo ancora fame), due panini e due birre. Queste ultime, una Hopus e una Affligem, ci vengono servite rapidamente e dopo poco arrivano anche i panini.

wpid-20151010_214918.jpg

Uno con doppio hamburger, formaggio, bacon, insalata e pomodoro.

wpid-20151010_214949.jpg

L’altro con porchetta, patate al forno, zucchine grigliate e formaggio. Entrambi i panini accompagnati una porzione di patatine e qualche foglia di insalata erano molto buoni: la carne era tenera, il pane morbido e leggero e si distinguevano bene tutti gli ingredienti. Per finire, abbiamo poi ordinato una porzione di patatine con salsiccia e provola, buona si però è stata servita senza posate ed è stato un po’ difficile mangiarla.

In conclusione il Bad Bros offre una buona scelta di panini e birre e rappresenta una vero e proprio angolo di Inghilterra in quel di Nocera (tranne che per le pizze). Ci sono comunque alcune cose che a nostro avviso vanno migliorate: innanzitutto il servizio dovrebbe essere un po’ più attento alle esigenze dei clienti e in secondo luogo l’offerta di panini potrebbe essere più ampia e più ricercata in modo tale da attirare una clientela più esigente e attenta ai particolari. Per ora è ancora alle prime armi come pub, ma non male!

La Bella Cina…ma è veramente così bella?

Il nostro ultimo tour gastronomico ci ha portati nuovamente a Napoli. Questa volta però non siamo qui per parlare della pizza o delle altre eccellenze culinarie del capoluogo campano, ma di altro. Come potete notare dai nostri ultimi articoli in queste settimane, tra kebab, sushi, hamburger e colazioni all’americana, stiamo dedicando la nostra attenzione alla cucina estera. Così passeggiando tra le strade del centro ci siamo imbattuti in questo simpatico ristorante cinese chiamato, forse in maniera un po’ troppo scontata, Bella Cina.

Il locale anche se non è ben visibile dall’esterno si presenta molto bene: diviso in più sale tutte arredate in perfetto stile orientale, molto elegante, semplice e funzionale.

Il personale è molto gentile e professionale i ragazzi parlano tutti un’italiano molto fluente e sono sempre a completa disposizione dei clienti.

Per quanto riguarda il cibo invece non ci sentiamo di spendere così tante parole di elogio. Vengono presentati innanzitutto due menù uno con proposte di cucina cinese l’altro con proposte di cucina giapponese e sushi. Non vogliamo fare del qualunquismo, ma in genere quando si prova a fare troppo si rischia di non fare bene nulla, soprattutto in cucina. Abbiamo aperto le danze con due antipasti: un fritto misto composto da nuvole di gamberi, pollo fritto, involtini primavera e crostini di gamberi a cui abbiamo aggiunto un piatto di ravioli con gamberi. Buono si, ma ovviamente precotto e surgelato. Come primi abbiamo invece optato per due piatti di cappellini uno alla piastra con manzo e verdure e l’altro, che sembrava una versione semplificata del primo, solo con verdure.

.wpid-img-20150930-wa0007.jpgwpid-img-20150930-wa0005.jpg

Entrambe le portate avevano un buon sapore e la presentazione su piastra calda dei cappellini con carne e verdure era molto simpatica purtroppo però le porzioni erano troppo abbondanti e ci sono state servite di corsa mentre mangiavamo ancora l’antipasto. La cosa si è poi ripetuta con il secondo. Quando eravamo ormai saturi di spaghetti e cercavamo di terminare le ultime forchettate ci sono stati serviti un piatto di anatra con funghi e bambù e uno di maiale alla griglia con le verdure.

wpid-img-20150930-wa0004.jpgwpid-img-20150930-wa0001.jpg

Buona l’anatra accompagnata dal sapore delicato del bambù, pessimo il maiale forse rancido e abbondantemente condito con curry per coprirne il sapore. Dopo una pausa di venti minuti circa infine abbiamo deciso di ordinare il dolce: latte fritto e involtino al cocco. Buoni ma niente di che.

Passando ai giudizi la location si merita un 7 perché il locale è davvero ben arredato, ordinato e pulito.

Il servizio si merita la sufficienza per quanto riguarda la professionalità dei camerieri, ma un 5 per la gestione delle comande: secondo noi è infatti inaccettabile che tra una portata e un’altra non ci sia il tempo di riprendere fiato e che ci si ritrovi in  breve tempo sommersi dai piatti.

Per quanto riguarda il cibo un 5 è più che meritato perché i piatti sono preparati alla svelta con ingredienti non sempre di qualità.

In generale dobbiamo ammettere però che il Bella Cina non sarà certo così bello come dice il nome, però riteniamo che il locale meriti comunque una visitina perché offre un servizio leggermente superiore rispetto ad altri ristoranti cinesi della città.

Due colazioni all’americana veloci e super!

Premettiamo che questi due tipi di colazioni sono “da domenica” o per quando volete iniziare la giornata con quel qualcosa di buono che ci rende più dolci!

La prima ricetta è quella dei deliziosi pancake! Alzi la mano chi non li ha mai visti nei cartoni animati e desiderati tantissimo: ecco la nostra ricetta, ovviamente parliamo di quelli tradizionali e cioè conditi con sciroppo d’acero e burro, ma anche Nutella! (Viva la dieta!)

Ingredienti:

150 gr di farina ben setacciata, 2 uova, 2 cucchiai rasi di zucchero, 30 gr di burro, 2 bicchieri abbondanti di latte, bustina di lievito.

Come prima cosa dovreste separare e eliminare gli albumi, ma abbiamo sperimentato l’ultima volta e in realtà non ce n’è affatto bisogno, la cosa importante è cercare di rendere tutti gli ingredienti quanto più legati possibili tra loro, non c’è altro procedimento. Ungete bene la padella prima di disporci un mestolino di forma rotonda, appena vedete che si stacca, cuocete l’altro lato.

11222183_629989647142212_4717606407796003565_n

La seconda ricetta è ancora più semplice da preparare, ma davvero strong!

Ingredienti:

1 uovo, 3 fettine di pancetta ben tesa, 1 fetta di formaggio cheddar e 1 fetta di pane (meglio se morbido)

Tostate il pane in una padella (magari sempre unta di burro) e a mano a mano aggiungete prima la pancetta in modo tale da soffriggerla per bene, poi la fetta di cheddar. In un altra padella friggete l’uovo all’occhio di bue e appena sarà pronto adagiatelo come ingrediente finale sul pane!

12047081_626501407491036_5204888752315315558_n

Non ve ne pentirete!

Chi ha voglia di una pizza?

A chi non piace una bella pizza gustosa? Per quanto ci riguarda ormai è palese che sia uno dei nostri piatti preferiti e perciò siamo sempre alla ricerca di qualche nuova pizzeria. Ma il punto è che la amiamo talmente tanto che spesso ci cimentiamo anche nel prepararla da soli a casa e così oggi abbiamo deciso di condividere la nostra ricetta.

Ecco allora gli ingredienti per un impasto per due persone:

Farina di grano tipo 0 500 gr.

Lievito di birra 3/4 gr.

Acqua 300 ml

Olio e.v.o. q.b.

Sale q.b.

Per quanto riguarda la preparazione cominciamo disponendo a fontana la farina setacciata su di una spianatoia. Successivamente sciogliamo il lievito nell’acqua, aggiungiamola lentamente alla farina insieme ad un filo di olio ed un pizzico di sale e iniziamo ad impastare. E’ importante versare l’acqua lentamente in modo tale da farla assorbire per bene. Una volta che tutti gli ingredienti saranno ben amalgamati bisogna continuare ad impastare energicamente (MOLTO ENERGICAMENTE) il composto per almeno dieci minuti o un quarto d’ora. Per capire se l’impasto è pronto per la lievitazione basta schiacciarlo leggermente con un dito: se ritorna alla sua forma originale allora è pronto altrimenti se dovesse restare il calco del dito è necessario continuare ad impastare e magari aggiungere un altro filo d’acqua. A questo punto lasciamo lievitare l’impasto in una ciotola leggermente unta per circa 2/3 ore fino a quando non avrà più che raddoppiato il suo volume.

Una volta trascorso questo lasso di tempo è finalmente giunto il momento di stendere la pizza e di farcirla come più ci piace. Noi l’ultima volta abbiamo optato per due gusti semplici: margherita e diavola (salame e piccante). Ed ecco il risultato

12042856_627955157345661_5610716548009064918_n

Al momento di stendere l’impasto possiamo anche dividerlo in due parti in modo da creare due pizze tonde singole. E’ sempre preferibile inoltre stendere l’impasto a mano su di una spianatoia infarinata anche se chi non avesse la giusta manualità può utilizzare il matterello.

Una volta farcita la pizza è pronta per essere infornata alla massima temperatura per circa 10/15 minuti.

Altri consigli che ci sentiamo di dare riguardano la farcitura. Ad esempio quando si sceglie di utilizzare il pomodoro è meglio optare per dei pelati precedentemente schiacciati, salati e insaporiti con un po’ di basilico piuttosto che utilizzare la passata. Inoltre non abbondiamo troppo con il pomodoro: per una pizza tonda basta un mestolo abbondante da stendere successivamente su tutta la superficie. Unica eccezione a questa regola riguarda la pizze marinara e napoletana che non prevedono l’utilizzo della mozzarella e che quindi necessitano di due mestoli abbondanti di pomodoro per non risultare poi troppo secche dopo la cottura. Per quanto riguarda la mozzarella invece possiamo tagliarla a fette o alla julienne ma la cosa importante è aggiungerla sempre cinque minuti prima della fine della cottura e non all’inizio in modo tale che non si bruci troppo e che resti morbida e filante.

Fateci sapere!

Il polpettone, Gnam!

Salve a tutti,

Oggi vi proponiamo la nostra ricetta per uno squisito polpettone, ideale per la domenica o per quando avete voglia di qualcosa di buono!

Ingredienti:

Macinato bovino 250 gr., Macinato suino 250 gr, latte q.b, formaggio 100 gr (quale preferite basta sia filante, noi abbiamo messo il Galbanone), pepe q.b, 3 uova, pancetta a cubetti 100 gr.,mollica di pane 50 gr, sale q.b, un rametto di rosmarino, salsa bbq.

Preparazione:

Fate ammorbidire la mollica del pane nel latte almeno per dieci minuti, strizzatelo e aggiungete sia il macinato bovino che quello suino. Mischiatelo bene prima di metterci le uova e aggiustate di sale e pepe a vostro piacimento. In ultimo versate la salsa bbq e mescolate, lasciando poi riposare almeno per un quarto d’ora. Stendete il composto su un foglio carta da forno e cercate di dargli una forma quanto più quadrata possibile. Una volta steso per bene, farcite con i cubetti di pancetta e il formaggio, distribuiteli su tutta la superficie. Chiudete il tutto nella classica forma a fagottino del polpettone e ungete la superficie con altra salsa bbq facendo un bel massaggino al polpettone. Mettetelo in forno preriscaldato a 180 gradi per almeno 50 minuti con il rametto di rosmarino.

Et voilà!

12036579_626230977518079_3928933231103733769_n

In accompagnamento noi abbiamo fatto delle patate al forno. E’ una ricetta ottima, poco costosa e veloce!

Fateci sapere 😉

Ilios, Kebab e cucina greca a Roma.

Un articolo lampo deve essere fatto per parlare di un posto a Roma dove poter gustare un ottimo Kebab. Se vi trovate nei pressi della zona della Basilica San  Paolo non potete non andare da Ilios. Le sue pite possono essere farcite con tutti i tipi di carne dal suino al manzo ed ‘è possibile scegliere anche una variante vegetariana.

Noi abbiamo optato per due Kos, con carne di suino condito con patatine, cipolla di Tropea, salsa Meligiano salata (a base di melanzane) e salsa Tirokafteri (con feta piccante) e per un piatto di formaggio alla piastra con miele.

Se vi piace la cucina greca non ve ne pentirete insomma! Inoltre come accompagnamento trovate anche le birre tipiche greche, noi abbiamo preso una ζ

20150720_222355

Non è adatto per sedersi e passare lì un intera serata, ma è solo un ottimo posto dove mangiare al volo squisiti piatti greci!

Antica Pizzeria e Friggitoria Di Matteo…quasi tutto eccellente.

Passeggiare di sera per i vicoli del centro storico di Napoli è sempre un piacere: tante persone che camminano, ridono, parlano e si divertono, i turisti che si guardano intorno un po’ stupiti e un po’ spaesati, la bellezza dei luoghi così caratteristici e soprattutto l’odore di buon cibo che proviene dalle varie trattorie, pizzerie, friggitorie e pasticcerie disseminate lungo tutto il cammino. Ci troviamo per l’esattezza a via dei Tribunali, qui, dove un tempo gli Antichi Greci costruirono le fondamenta della vecchia Neapolis, oggi sorgono alcune delle pizzerie più note del capoluogo campano. Tra queste una delle più importanti è sicuramente la pizzeria Di Matteo, un vero e proprio luogo di culto per gli amanti della pizza napoletana.

Il locale si sviluppa su due piani: il primo con una piccola sala per i clienti è dedicato per lo più alla preparazione delle pizze e del fritto misto napoletano, mentre le altre sale sono ubicate al secondo piano. L’arredamento è semplice e spartano, tipico delle pizzerie napoletane, con tavoli a poca distanza gli uni dagli altri e apparecchiati con tovaglie di carta. Lo staff utilizza un piccolo elevatore per portare su le pizze preparate al pian terreno.

Il servizio è allo stesso modo sbrigativo e poco attento alle esigenze del cliente anche se i ragazzi in sala sono comunque tutti gentili e disponibili.

Un discorso a parte va fatto però quando si parla del cibo. Abbiamo iniziato come consuetudine con due porzioni di fritto misto napoletano (crocchè, arancini e frittatine) preparato a mano e fritto alla giusta temperatura il che ha reso tutto più leggero e per niente unto e molliccio.

IMG-20150902-WA0000IMG-20150902-WA0003

Abbiamo poi proseguito ordinando una pizza chiamata Radici, creazione del maestro pizzaiolo Salvatore Di Matteo con cui è risultato vincitore del Pizza European Cup del 2013 e una pizza fritta. Quest’ultima ripiena con di cicoli, salame, mozzarella, ricotta e pomodoro è stata la vera sorpresa della serata: impasto leggero, morbido e fragrante, il ripieno saporitissimo.

IMG-20150902-WA0002

La pizza invece era farcita con gli stessi ingredienti ed era ben condita, ma poco cotta il che rendeva l’impasto molle e pesante e un po’ troppo sporca sul fondo.

IMG-20150902-WA0001

Passando ai giudizi, il locale e il servizio non raggiungono di certo la sufficienza, ma è una cosa del tutto normale se si sceglie di gustare una buona pizza in una delle pizzerie storiche del centro di Napoli in cui i gestori e il loro staff preferiscono puntare tutto sulla bontà del cibo piuttosto che sull’ estetica del locale o sulla cura del servizio.

Per quanto riguarda il cibo invece per noi è un 7,5: il fritto misto e la pizza fritta avrebbero meritato sicuramente qualcosa in più ma la pizza ha fatto perdere qualche punto. Siamo certi che sia stato solo un caso e che la Pizzeria Di Matteo sia in grado di fare molto meglio fino anche a raggiungere l’eccellenza.

Da Tonino “Er Pallucca”

Il nostro ultimo viaggio ci ha portati a Roma: la città eterna, patria di piatti straordinari e di una cultura gastronomica millenaria. Dove potevamo goderci quindi le ricette più famose di una così ampia offerta culinaria se non in una tipica osteria locale? La capitale è disseminata di migliaia di ristoranti di alto livello che propongono i piatti della tradizione come “da Felice a Testaccio”, “Evangelista” o “Il Cecchino”, ma questa volta abbiamo deciso di optare per un locale per niente elegante e raffinato: da Tonino a via del Governo Vecchio, meglio conosciuto come er Pallucca.

La location è immersa nel cuore del centro storico. Si trova infatti a pochi passi da alcuni dei luoghi di interesse più importanti della città come Piazza Navona, Campo de’ Fiori e il Pantheon e conserva lo stile spartano della tipica trattoria romana: locale piccolo (forse anche troppo) così come la cucina e i bagni, tavoli mal allestiti con tovaglie di carta usa e getta e disposti a caso a seconda delle esigenze, appese alle pareti foto che richiamano alla recente storia romana e un certificato di benemerenza del Comune di Roma risalente agli anni ’30.

Il personale non è per nulla professionale sia nell’abbigliamento che nel rapportarsi con i clienti anche se tutti i ragazzi dello staff sono comunque simpatici e alla mano.

Per quanto riguarda il cibo er Pallucca non sarà certo il luogo in cui poter trovare piatti sofisticati o sperimentare la nouvelle cuisine anzi meglio tenersi alla larga se si è alla ricerca di qualcosa di delicato e leggero. Il menù è infatti composto dai piatti più tipici della cucina romana partendo dall’Amatriciana, alla coda alla Vaccinara passando per la cacio e pepe e le polpette alla romana.

tonino1gricia

Per quanto riguarda i primi abbiamo deciso di ordinare un piatto di gricia e uno di amatriciana entrambi ben conditi con abbondante olio, pecorino e sale a cui si aggiungeva il grasso del guanciale che rendeva il tutto “unto e bisunto”.

20150721_230005

Per i secondi invece ci siamo fiondati su due involtini alla romana ed una coda alla vaccinara: i primi ripieni di sedano cipolla e carote erano ben preparati anche se nutriamo qualche dubbio sulla freschezza della carne, mentre la seconda nonostante fosse stata cucinata nel modo giusto è stata presentata in una porzione forse un po’ troppo abbondante (il sugo strabordava letteralmente dal piatto). Per finire abbiamo ordinato un semplice tiramisù palesemente preconfezionato. Il tutto è stato accompagnato da un vino della casa, unico presente sul menù (forse Tavernello o Ronco in brocca da un litro).

Ma passiamo ai giudizi.

Location 5: voto regalato. Il locale non sarebbe diverso da un comune garage se non fosse per la posizione centrale e per la romantica ambientazione che lo circonda.

Servizio 5: anche qui voto un po’ troppo alto dato più per la simpatia che per la professionalità.

Cibo 5,5: non si mangia affatto male, i piatti sono cucinati come da tradizione e i prezzi sono ottimi soprattutto se si considera la zona in cui si trova il locale. I problemi sono due: da un lato i prodotti utilizzati nella preparazione dei piatti non sono sicuramente di prima qualità anche se comunque passabili; dall’altro è tutto un po’ troppo grassoso e abbondante il che potrebbe risultare fastidioso per i palati più fini.Indicato quindi per chi ama le mega abbuffate a base di pasta, condimenti abbondanti e convivialità.