La Bella Cina…ma è veramente così bella?

Il nostro ultimo tour gastronomico ci ha portati nuovamente a Napoli. Questa volta però non siamo qui per parlare della pizza o delle altre eccellenze culinarie del capoluogo campano, ma di altro. Come potete notare dai nostri ultimi articoli in queste settimane, tra kebab, sushi, hamburger e colazioni all’americana, stiamo dedicando la nostra attenzione alla cucina estera. Così passeggiando tra le strade del centro ci siamo imbattuti in questo simpatico ristorante cinese chiamato, forse in maniera un po’ troppo scontata, Bella Cina.

Il locale anche se non è ben visibile dall’esterno si presenta molto bene: diviso in più sale tutte arredate in perfetto stile orientale, molto elegante, semplice e funzionale.

Il personale è molto gentile e professionale i ragazzi parlano tutti un’italiano molto fluente e sono sempre a completa disposizione dei clienti.

Per quanto riguarda il cibo invece non ci sentiamo di spendere così tante parole di elogio. Vengono presentati innanzitutto due menù uno con proposte di cucina cinese l’altro con proposte di cucina giapponese e sushi. Non vogliamo fare del qualunquismo, ma in genere quando si prova a fare troppo si rischia di non fare bene nulla, soprattutto in cucina. Abbiamo aperto le danze con due antipasti: un fritto misto composto da nuvole di gamberi, pollo fritto, involtini primavera e crostini di gamberi a cui abbiamo aggiunto un piatto di ravioli con gamberi. Buono si, ma ovviamente precotto e surgelato. Come primi abbiamo invece optato per due piatti di cappellini uno alla piastra con manzo e verdure e l’altro, che sembrava una versione semplificata del primo, solo con verdure.

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Entrambe le portate avevano un buon sapore e la presentazione su piastra calda dei cappellini con carne e verdure era molto simpatica purtroppo però le porzioni erano troppo abbondanti e ci sono state servite di corsa mentre mangiavamo ancora l’antipasto. La cosa si è poi ripetuta con il secondo. Quando eravamo ormai saturi di spaghetti e cercavamo di terminare le ultime forchettate ci sono stati serviti un piatto di anatra con funghi e bambù e uno di maiale alla griglia con le verdure.

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Buona l’anatra accompagnata dal sapore delicato del bambù, pessimo il maiale forse rancido e abbondantemente condito con curry per coprirne il sapore. Dopo una pausa di venti minuti circa infine abbiamo deciso di ordinare il dolce: latte fritto e involtino al cocco. Buoni ma niente di che.

Passando ai giudizi la location si merita un 7 perché il locale è davvero ben arredato, ordinato e pulito.

Il servizio si merita la sufficienza per quanto riguarda la professionalità dei camerieri, ma un 5 per la gestione delle comande: secondo noi è infatti inaccettabile che tra una portata e un’altra non ci sia il tempo di riprendere fiato e che ci si ritrovi in  breve tempo sommersi dai piatti.

Per quanto riguarda il cibo un 5 è più che meritato perché i piatti sono preparati alla svelta con ingredienti non sempre di qualità.

In generale dobbiamo ammettere però che il Bella Cina non sarà certo così bello come dice il nome, però riteniamo che il locale meriti comunque una visitina perché offre un servizio leggermente superiore rispetto ad altri ristoranti cinesi della città.

Chi ha voglia di una pizza?

A chi non piace una bella pizza gustosa? Per quanto ci riguarda ormai è palese che sia uno dei nostri piatti preferiti e perciò siamo sempre alla ricerca di qualche nuova pizzeria. Ma il punto è che la amiamo talmente tanto che spesso ci cimentiamo anche nel prepararla da soli a casa e così oggi abbiamo deciso di condividere la nostra ricetta.

Ecco allora gli ingredienti per un impasto per due persone:

Farina di grano tipo 0 500 gr.

Lievito di birra 3/4 gr.

Acqua 300 ml

Olio e.v.o. q.b.

Sale q.b.

Per quanto riguarda la preparazione cominciamo disponendo a fontana la farina setacciata su di una spianatoia. Successivamente sciogliamo il lievito nell’acqua, aggiungiamola lentamente alla farina insieme ad un filo di olio ed un pizzico di sale e iniziamo ad impastare. E’ importante versare l’acqua lentamente in modo tale da farla assorbire per bene. Una volta che tutti gli ingredienti saranno ben amalgamati bisogna continuare ad impastare energicamente (MOLTO ENERGICAMENTE) il composto per almeno dieci minuti o un quarto d’ora. Per capire se l’impasto è pronto per la lievitazione basta schiacciarlo leggermente con un dito: se ritorna alla sua forma originale allora è pronto altrimenti se dovesse restare il calco del dito è necessario continuare ad impastare e magari aggiungere un altro filo d’acqua. A questo punto lasciamo lievitare l’impasto in una ciotola leggermente unta per circa 2/3 ore fino a quando non avrà più che raddoppiato il suo volume.

Una volta trascorso questo lasso di tempo è finalmente giunto il momento di stendere la pizza e di farcirla come più ci piace. Noi l’ultima volta abbiamo optato per due gusti semplici: margherita e diavola (salame e piccante). Ed ecco il risultato

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Al momento di stendere l’impasto possiamo anche dividerlo in due parti in modo da creare due pizze tonde singole. E’ sempre preferibile inoltre stendere l’impasto a mano su di una spianatoia infarinata anche se chi non avesse la giusta manualità può utilizzare il matterello.

Una volta farcita la pizza è pronta per essere infornata alla massima temperatura per circa 10/15 minuti.

Altri consigli che ci sentiamo di dare riguardano la farcitura. Ad esempio quando si sceglie di utilizzare il pomodoro è meglio optare per dei pelati precedentemente schiacciati, salati e insaporiti con un po’ di basilico piuttosto che utilizzare la passata. Inoltre non abbondiamo troppo con il pomodoro: per una pizza tonda basta un mestolo abbondante da stendere successivamente su tutta la superficie. Unica eccezione a questa regola riguarda la pizze marinara e napoletana che non prevedono l’utilizzo della mozzarella e che quindi necessitano di due mestoli abbondanti di pomodoro per non risultare poi troppo secche dopo la cottura. Per quanto riguarda la mozzarella invece possiamo tagliarla a fette o alla julienne ma la cosa importante è aggiungerla sempre cinque minuti prima della fine della cottura e non all’inizio in modo tale che non si bruci troppo e che resti morbida e filante.

Fateci sapere!

Il polpettone, Gnam!

Salve a tutti,

Oggi vi proponiamo la nostra ricetta per uno squisito polpettone, ideale per la domenica o per quando avete voglia di qualcosa di buono!

Ingredienti:

Macinato bovino 250 gr., Macinato suino 250 gr, latte q.b, formaggio 100 gr (quale preferite basta sia filante, noi abbiamo messo il Galbanone), pepe q.b, 3 uova, pancetta a cubetti 100 gr.,mollica di pane 50 gr, sale q.b, un rametto di rosmarino, salsa bbq.

Preparazione:

Fate ammorbidire la mollica del pane nel latte almeno per dieci minuti, strizzatelo e aggiungete sia il macinato bovino che quello suino. Mischiatelo bene prima di metterci le uova e aggiustate di sale e pepe a vostro piacimento. In ultimo versate la salsa bbq e mescolate, lasciando poi riposare almeno per un quarto d’ora. Stendete il composto su un foglio carta da forno e cercate di dargli una forma quanto più quadrata possibile. Una volta steso per bene, farcite con i cubetti di pancetta e il formaggio, distribuiteli su tutta la superficie. Chiudete il tutto nella classica forma a fagottino del polpettone e ungete la superficie con altra salsa bbq facendo un bel massaggino al polpettone. Mettetelo in forno preriscaldato a 180 gradi per almeno 50 minuti con il rametto di rosmarino.

Et voilà!

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In accompagnamento noi abbiamo fatto delle patate al forno. E’ una ricetta ottima, poco costosa e veloce!

Fateci sapere 😉

Ilios, Kebab e cucina greca a Roma.

Un articolo lampo deve essere fatto per parlare di un posto a Roma dove poter gustare un ottimo Kebab. Se vi trovate nei pressi della zona della Basilica San  Paolo non potete non andare da Ilios. Le sue pite possono essere farcite con tutti i tipi di carne dal suino al manzo ed ‘è possibile scegliere anche una variante vegetariana.

Noi abbiamo optato per due Kos, con carne di suino condito con patatine, cipolla di Tropea, salsa Meligiano salata (a base di melanzane) e salsa Tirokafteri (con feta piccante) e per un piatto di formaggio alla piastra con miele.

Se vi piace la cucina greca non ve ne pentirete insomma! Inoltre come accompagnamento trovate anche le birre tipiche greche, noi abbiamo preso una ζ

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Non è adatto per sedersi e passare lì un intera serata, ma è solo un ottimo posto dove mangiare al volo squisiti piatti greci!

Antica Pizzeria e Friggitoria Di Matteo…quasi tutto eccellente.

Passeggiare di sera per i vicoli del centro storico di Napoli è sempre un piacere: tante persone che camminano, ridono, parlano e si divertono, i turisti che si guardano intorno un po’ stupiti e un po’ spaesati, la bellezza dei luoghi così caratteristici e soprattutto l’odore di buon cibo che proviene dalle varie trattorie, pizzerie, friggitorie e pasticcerie disseminate lungo tutto il cammino. Ci troviamo per l’esattezza a via dei Tribunali, qui, dove un tempo gli Antichi Greci costruirono le fondamenta della vecchia Neapolis, oggi sorgono alcune delle pizzerie più note del capoluogo campano. Tra queste una delle più importanti è sicuramente la pizzeria Di Matteo, un vero e proprio luogo di culto per gli amanti della pizza napoletana.

Il locale si sviluppa su due piani: il primo con una piccola sala per i clienti è dedicato per lo più alla preparazione delle pizze e del fritto misto napoletano, mentre le altre sale sono ubicate al secondo piano. L’arredamento è semplice e spartano, tipico delle pizzerie napoletane, con tavoli a poca distanza gli uni dagli altri e apparecchiati con tovaglie di carta. Lo staff utilizza un piccolo elevatore per portare su le pizze preparate al pian terreno.

Il servizio è allo stesso modo sbrigativo e poco attento alle esigenze del cliente anche se i ragazzi in sala sono comunque tutti gentili e disponibili.

Un discorso a parte va fatto però quando si parla del cibo. Abbiamo iniziato come consuetudine con due porzioni di fritto misto napoletano (crocchè, arancini e frittatine) preparato a mano e fritto alla giusta temperatura il che ha reso tutto più leggero e per niente unto e molliccio.

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Abbiamo poi proseguito ordinando una pizza chiamata Radici, creazione del maestro pizzaiolo Salvatore Di Matteo con cui è risultato vincitore del Pizza European Cup del 2013 e una pizza fritta. Quest’ultima ripiena con di cicoli, salame, mozzarella, ricotta e pomodoro è stata la vera sorpresa della serata: impasto leggero, morbido e fragrante, il ripieno saporitissimo.

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La pizza invece era farcita con gli stessi ingredienti ed era ben condita, ma poco cotta il che rendeva l’impasto molle e pesante e un po’ troppo sporca sul fondo.

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Passando ai giudizi, il locale e il servizio non raggiungono di certo la sufficienza, ma è una cosa del tutto normale se si sceglie di gustare una buona pizza in una delle pizzerie storiche del centro di Napoli in cui i gestori e il loro staff preferiscono puntare tutto sulla bontà del cibo piuttosto che sull’ estetica del locale o sulla cura del servizio.

Per quanto riguarda il cibo invece per noi è un 7,5: il fritto misto e la pizza fritta avrebbero meritato sicuramente qualcosa in più ma la pizza ha fatto perdere qualche punto. Siamo certi che sia stato solo un caso e che la Pizzeria Di Matteo sia in grado di fare molto meglio fino anche a raggiungere l’eccellenza.

Da Tonino “Er Pallucca”

Il nostro ultimo viaggio ci ha portati a Roma: la città eterna, patria di piatti straordinari e di una cultura gastronomica millenaria. Dove potevamo goderci quindi le ricette più famose di una così ampia offerta culinaria se non in una tipica osteria locale? La capitale è disseminata di migliaia di ristoranti di alto livello che propongono i piatti della tradizione come “da Felice a Testaccio”, “Evangelista” o “Il Cecchino”, ma questa volta abbiamo deciso di optare per un locale per niente elegante e raffinato: da Tonino a via del Governo Vecchio, meglio conosciuto come er Pallucca.

La location è immersa nel cuore del centro storico. Si trova infatti a pochi passi da alcuni dei luoghi di interesse più importanti della città come Piazza Navona, Campo de’ Fiori e il Pantheon e conserva lo stile spartano della tipica trattoria romana: locale piccolo (forse anche troppo) così come la cucina e i bagni, tavoli mal allestiti con tovaglie di carta usa e getta e disposti a caso a seconda delle esigenze, appese alle pareti foto che richiamano alla recente storia romana e un certificato di benemerenza del Comune di Roma risalente agli anni ’30.

Il personale non è per nulla professionale sia nell’abbigliamento che nel rapportarsi con i clienti anche se tutti i ragazzi dello staff sono comunque simpatici e alla mano.

Per quanto riguarda il cibo er Pallucca non sarà certo il luogo in cui poter trovare piatti sofisticati o sperimentare la nouvelle cuisine anzi meglio tenersi alla larga se si è alla ricerca di qualcosa di delicato e leggero. Il menù è infatti composto dai piatti più tipici della cucina romana partendo dall’Amatriciana, alla coda alla Vaccinara passando per la cacio e pepe e le polpette alla romana.

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Per quanto riguarda i primi abbiamo deciso di ordinare un piatto di gricia e uno di amatriciana entrambi ben conditi con abbondante olio, pecorino e sale a cui si aggiungeva il grasso del guanciale che rendeva il tutto “unto e bisunto”.

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Per i secondi invece ci siamo fiondati su due involtini alla romana ed una coda alla vaccinara: i primi ripieni di sedano cipolla e carote erano ben preparati anche se nutriamo qualche dubbio sulla freschezza della carne, mentre la seconda nonostante fosse stata cucinata nel modo giusto è stata presentata in una porzione forse un po’ troppo abbondante (il sugo strabordava letteralmente dal piatto). Per finire abbiamo ordinato un semplice tiramisù palesemente preconfezionato. Il tutto è stato accompagnato da un vino della casa, unico presente sul menù (forse Tavernello o Ronco in brocca da un litro).

Ma passiamo ai giudizi.

Location 5: voto regalato. Il locale non sarebbe diverso da un comune garage se non fosse per la posizione centrale e per la romantica ambientazione che lo circonda.

Servizio 5: anche qui voto un po’ troppo alto dato più per la simpatia che per la professionalità.

Cibo 5,5: non si mangia affatto male, i piatti sono cucinati come da tradizione e i prezzi sono ottimi soprattutto se si considera la zona in cui si trova il locale. I problemi sono due: da un lato i prodotti utilizzati nella preparazione dei piatti non sono sicuramente di prima qualità anche se comunque passabili; dall’altro è tutto un po’ troppo grassoso e abbondante il che potrebbe risultare fastidioso per i palati più fini.Indicato quindi per chi ama le mega abbuffate a base di pasta, condimenti abbondanti e convivialità.

Il Bagatto, affare fatto! (Pagani, SA)

Salve!

Dopo molto silenzio siamo tornati più forti di prima e carichi di recensioni molto interessanti di posti che abbiamo visitato in questo periodo!

Cominciamo con il Bagatto, ristorante che su siti come il noto TripAdvisor è segnato con quattro stelle e anche noi le confermiamo! Abbiamo avuto modo di provare un piatto per ogni portata, dall’antipasto al dolce e ci è sembrato tutto ottimo, ma andiamo più nello specifico!

Il primo antipasto si presentava molto bene, sulla linea del finger food ed era composto da: formaggio fresco accompagnato da patata viola e vellutata di zucca, un accostamento molto delicato e leggero

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Ne abbiamo preso anche un secondo, mini crepes con ripieno di ricotta e prosciutto accompagnati da una piccola insalatina verde e cubetti di barbabietola.

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La prima portata erano dei conchiglioni con crema di spinaci e una grattugiata di parmigiano, porzione abbondante e buoni, niente da aggiungere.

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Per secondo abbiamo deciso di prendere il filetto di vitello, molto delicato e sugoso accompagnato dalle stesse verdure presenti nel primo antipasto, ovvero zucca, patata viola e patata gialla, devo dire che la carne era stata cotta come richiesto ed era molto saporita, ben salata.

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Per finire il dolce e cosa c’è di meglio di una bella mousse al pistacchio accompagnata da un delizioso croccantino e da una albicocca al cioccolato? Ebbene si questa è stata la degna conclusione della serata al Bagatto!

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Diamoci alle votazioni e ai commenti:

Location: 6, molto semplice, un bel camino, tavoli con tovaglie bianche, sedie di legno, nè troppo né troppo poco insomma (fuori c’è anche un bel giardino)

Servizio: 8, i camerieri erano ben vestiti e molto gentili, è anche capitato un piccolo incidente con l’apertura del vino dove però sono stati molto cortesi nel portarci un’ altra bottiglia (e senza farci pagare alcuna aggiunta!)

Cibo: 7, tutto molto buono, cucinato con prodotti freschi, sicuramente non ci sono piatti degni di un ristorante stellato, ma comunque leggermente sopra la media rispetto ad altri ristoranti della zona. Abbiamo apprezzato che niente fosse surgelato. Ci sentiamo di fare però qualche piccolo appunto. Innanzitutto la troppa cannella messa qua e là in ogni piatto, ma nulla di sgradevole. In secondo luogo la presentazione delle portate: tanta cura nei dettagli, nelle proporzioni e nella scelta dei piatti per quanto riguarda gli antipasti e il dolce che sembrano usciti da un ricettario di un grande Chef, un po’ meno invece per il primo e il secondo che sono stati buttati lì nel piatto a “mestolate”.

Presentazione generale: 7, in sostanza è un posto dove poter passare sia una bella serata da soli, come l’abbiamo passata noi sia magari una serata speciale come compleanni o altri eventi importanti, unico appunto è la scelta delle stoviglie che ci è sembrata un tantino casuale, come potrete notare dalle foto i piatti non sono tutti uguali in fatto di stile, consigliamo quindi una più attenta cura ai particolari non culinari, ma di design!