Recensioni

La Bella Cina…ma è veramente così bella?

Il nostro ultimo tour gastronomico ci ha portati nuovamente a Napoli. Questa volta però non siamo qui per parlare della pizza o delle altre eccellenze culinarie del capoluogo campano, ma di altro. Come potete notare dai nostri ultimi articoli in queste settimane, tra kebab, sushi, hamburger e colazioni all’americana, stiamo dedicando la nostra attenzione alla cucina estera. Così passeggiando tra le strade del centro ci siamo imbattuti in questo simpatico ristorante cinese chiamato, forse in maniera un po’ troppo scontata, Bella Cina.

Il locale anche se non è ben visibile dall’esterno si presenta molto bene: diviso in più sale tutte arredate in perfetto stile orientale, molto elegante, semplice e funzionale.

Il personale è molto gentile e professionale i ragazzi parlano tutti un’italiano molto fluente e sono sempre a completa disposizione dei clienti.

Per quanto riguarda il cibo invece non ci sentiamo di spendere così tante parole di elogio. Vengono presentati innanzitutto due menù uno con proposte di cucina cinese l’altro con proposte di cucina giapponese e sushi. Non vogliamo fare del qualunquismo, ma in genere quando si prova a fare troppo si rischia di non fare bene nulla, soprattutto in cucina. Abbiamo aperto le danze con due antipasti: un fritto misto composto da nuvole di gamberi, pollo fritto, involtini primavera e crostini di gamberi a cui abbiamo aggiunto un piatto di ravioli con gamberi. Buono si, ma ovviamente precotto e surgelato. Come primi abbiamo invece optato per due piatti di cappellini uno alla piastra con manzo e verdure e l’altro, che sembrava una versione semplificata del primo, solo con verdure.

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Entrambe le portate avevano un buon sapore e la presentazione su piastra calda dei cappellini con carne e verdure era molto simpatica purtroppo però le porzioni erano troppo abbondanti e ci sono state servite di corsa mentre mangiavamo ancora l’antipasto. La cosa si è poi ripetuta con il secondo. Quando eravamo ormai saturi di spaghetti e cercavamo di terminare le ultime forchettate ci sono stati serviti un piatto di anatra con funghi e bambù e uno di maiale alla griglia con le verdure.

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Buona l’anatra accompagnata dal sapore delicato del bambù, pessimo il maiale forse rancido e abbondantemente condito con curry per coprirne il sapore. Dopo una pausa di venti minuti circa infine abbiamo deciso di ordinare il dolce: latte fritto e involtino al cocco. Buoni ma niente di che.

Passando ai giudizi la location si merita un 7 perché il locale è davvero ben arredato, ordinato e pulito.

Il servizio si merita la sufficienza per quanto riguarda la professionalità dei camerieri, ma un 5 per la gestione delle comande: secondo noi è infatti inaccettabile che tra una portata e un’altra non ci sia il tempo di riprendere fiato e che ci si ritrovi in  breve tempo sommersi dai piatti.

Per quanto riguarda il cibo un 5 è più che meritato perché i piatti sono preparati alla svelta con ingredienti non sempre di qualità.

In generale dobbiamo ammettere però che il Bella Cina non sarà certo così bello come dice il nome, però riteniamo che il locale meriti comunque una visitina perché offre un servizio leggermente superiore rispetto ad altri ristoranti cinesi della città.

 Ilios, Kebab e cucina greca a Roma.

Un articolo lampo deve essere fatto per parlare di un posto a Roma dove poter gustare un ottimo Kebab. Se vi trovate nei pressi della zona della Basilica San  Paolo non potete non andare da Ilios. Le sue pite possono essere farcite con tutti i tipi di carne dal suino al manzo ed ‘è possibile scegliere anche una variante vegetariana.

Noi abbiamo optato per due Kos, con carne di suino condito con patatine, cipolla di Tropea, salsa Meligiano salata (a base di melanzane) e salsa Tirokafteri (con feta piccante) e per un piatto di formaggio alla piastra con miele.

Se vi piace la cucina greca non ve ne pentirete insomma! Inoltre come accompagnamento trovate anche le birre tipiche greche, noi abbiamo preso una ζ

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Non è adatto per sedersi e passare lì un intera serata, ma è solo un ottimo posto dove mangiare al volo squisiti piatti greci!

Me Geisha Sushi Bar, Consigliatissimo! Salerno (Sa)

Salve a tutti,

Oggi vi parleremo di un posto dove ci rechiamo molto spesso per una svariata serie di motivi, ovvero il Me Geisha, ristorante giapponese sito nel cuore di Salerno, poco distante dal suo lungomare. Premettiamo che di ristoranti giapponesi ne abbiamo girati molti, ma torniamo spesso e volentieri qui perché ci sono alcuni “comandamenti” in questo tipo di cibo che dovrebbero sempre essere rispettati.

Il locale è curato e richiama in molti suoi elementi il tema giapponese, compreso un enorme quadro tratto dal film “Memorie di una Geisha”. Si nota chiaramente che per questo ristorante i dettagli sono importantissimi: i camerieri hanno anche congegnato delle bacchette speciali per chi non riesce proprio a mangiarci (non è il nostro caso!)

Ma passiamo all’argomento fondamentale, il cibo! Il locale permette le solite due formule, All you can eat al costo di 20 escluse bevande (in questo caso i 20 euro sono meritatissimi a differenza di altri posti) e la formula normale dove puoi prenderti tutto ciò che vuoi.

Noi abbiamo assaggiato diversi piatti. Come primo ci siamo fatti portare un Donburi maiale, composto da riso, verdure saltate (principalmente peperoni) allo zenzero e straccetti di maiale. Solitamente quando mangi con un all you can eat, molti cercano di rimpinzarti di riso per farti subito smettere di mangiare, non è il caso del Me geisha dove le porzioni non sono soltanto giuste, ma anche ben cucinate. Il riso era al dente e per nulla scotto.

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Come secondo assaggio abbiamo scelto il Tori Katsu, una cotoletta di pollo in panko (praticamente una panatura croccante) con spicy mayo e insalata mista come contorno. Questo magari non è stato il piatto che ci ha allettato di più, dato che assomiglia molto a una classica cotoletta di pollo e risultava anche un po asciutta nella cottura.

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E ovviamente non poteva mancare il sushi! Ne abbiamo preso quattro varianti, siccome il Me Geisha è un ristorante che ama sperimentare (e si vede!) non propone soltanto le versioni classiche di sushi. Dunque ci siamo concessi:

Salmon crunch roll: sushi con salmone, panatura croccante all’interno, uova di pesce e salsa teriyaki.

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Philadelphia roll: sushi con crema di Philadelphia, pomodori secchi, rucola e sesamo.

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Summer salmon roll: maki in foglia di riso, con cetriolo, salmone e spicy mayo

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E per finire dei consigliatissimi Hot philadelphia: sushi fritto con salmone, crema di philadelphia e salsa teriyaki

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Anche nel caso del sushi l’elemento fondamentale è il riso: non deve essere colloso, abbondante o scotto perché altrimenti può risultare davvero immangiabile. Ci piace il Me Geisha soprattutto perché le sue porzioni sono giuste e ti permettono di non fermarti al secondo piatto!

Valutazioni:

Location: 6 e mezzo, un locale molto carino, centrale e reso quanto più giapponese possibile.

Cibo: 7 e mezzo, come abbiamo già detto, ci sono degli elementi nella preparazione dei piatti e del sushi che vanno rispettati e il me geisha in fatto di abilità e freschezza dei prodotti non scherza. Ovviamente il concetto di “provare la cucina giapponese” è sempre ristretto perché solitamente in Giappone ciò che noi mangiamo qui (sushi soprattutto) non sono le portate principali di un pasto ma equivalgono a una mangiata in rosticceria!

Servizio: 6, un piccolo problema viene spesso riscontrato con la prenotazione on line dell’All you can eat, se decidete di scegliere questa formula chiamate direttamente il locale (solo a pranzo è possibile) perché noi abbiamo spesso avuto problemi. I camerieri e il personale sono tutti abbastanza gentili.

Presentazione generale: 7, nulla da commentare in questo caso, c’è solo da mangiare in questo bel ristorante e passare una piacevole giornata a Salerno!

Antica Pizzeria e Friggitoria Di Matteo…quasi tutto eccellente.

Passeggiare di sera per i vicoli del centro storico di Napoli è sempre un piacere: tante persone che camminano, ridono, parlano e si divertono, i turisti che si guardano intorno un po’ stupiti e un po’ spaesati, la bellezza dei luoghi così caratteristici e soprattutto l’odore di buon cibo che proviene dalle varie trattorie, pizzerie, friggitorie e pasticcerie disseminate lungo tutto il cammino. Ci troviamo per l’esattezza a via dei Tribunali, qui, dove un tempo gli Antichi Greci costruirono le fondamenta della vecchia Neapolis, oggi sorgono alcune delle pizzerie più note del capoluogo campano. Tra queste una delle più importanti è sicuramente la pizzeria Di Matteo, un vero e proprio luogo di culto per gli amanti della pizza napoletana.

Il locale si sviluppa su due piani: il primo con una piccola sala per i clienti è dedicato per lo più alla preparazione delle pizze e del fritto misto napoletano, mentre le altre sale sono ubicate al secondo piano. L’arredamento è semplice e spartano, tipico delle pizzerie napoletane, con tavoli a poca distanza gli uni dagli altri e apparecchiati con tovaglie di carta. Lo staff utilizza un piccolo elevatore per portare su le pizze preparate al pian terreno.

Il servizio è allo stesso modo sbrigativo e poco attento alle esigenze del cliente anche se i ragazzi in sala sono comunque tutti gentili e disponibili.

Un discorso a parte va fatto però quando si parla del cibo. Abbiamo iniziato come consuetudine con due porzioni di fritto misto napoletano (crocchè, arancini e frittatine) preparato a mano e fritto alla giusta temperatura il che ha reso tutto più leggero e per niente unto e molliccio.

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Abbiamo poi proseguito ordinando una pizza chiamata Radici, creazione del maestro pizzaiolo Salvatore Di Matteo con cui è risultato vincitore del Pizza European Cup del 2013 e una pizza fritta. Quest’ultima ripiena con di cicoli, salame, mozzarella, ricotta e pomodoro è stata la vera sorpresa della serata: impasto leggero, morbido e fragrante, il ripieno saporitissimo.

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La pizza invece era farcita con gli stessi ingredienti ed era ben condita, ma poco cotta il che rendeva l’impasto molle e pesante e un po’ troppo sporca sul fondo.

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Passando ai giudizi, il locale e il servizio non raggiungono di certo la sufficienza, ma è una cosa del tutto normale se si sceglie di gustare una buona pizza in una delle pizzerie storiche del centro di Napoli in cui i gestori e il loro staff preferiscono puntare tutto sulla bontà del cibo piuttosto che sull’ estetica del locale o sulla cura del servizio.

Per quanto riguarda il cibo invece per noi è un 7,5: il fritto misto e la pizza fritta avrebbero meritato sicuramente qualcosa in più ma la pizza ha fatto perdere qualche punto. Siamo certi che sia stato solo un caso e che la Pizzeria Di Matteo sia in grado di fare molto meglio fino anche a raggiungere l’eccellenza.

Da Tonino “Er Pallucca”

Il nostro ultimo viaggio ci ha portati a Roma: la città eterna, patria di piatti straordinari e di una cultura gastronomica millenaria. Dove potevamo goderci quindi le ricette più famose di una così ampia offerta culinaria se non in una tipica osteria locale? La capitale è disseminata di migliaia di ristoranti di alto livello che propongono i piatti della tradizione come “da Felice a Testaccio”, “Evangelista” o “Il Cecchino”, ma questa volta abbiamo deciso di optare per un locale per niente elegante e raffinato: da Tonino a via del Governo Vecchio, meglio conosciuto come er Pallucca.

La location è immersa nel cuore del centro storico. Si trova infatti a pochi passi da alcuni dei luoghi di interesse più importanti della città come Piazza Navona, Campo de’ Fiori e il Pantheon e conserva lo stile spartano della tipica trattoria romana: locale piccolo (forse anche troppo) così come la cucina e i bagni, tavoli mal allestiti con tovaglie di carta usa e getta e disposti a caso a seconda delle esigenze, appese alle pareti foto che richiamano alla recente storia romana e un certificato di benemerenza del Comune di Roma risalente agli anni ’30.

Il personale non è per nulla professionale sia nell’abbigliamento che nel rapportarsi con i clienti anche se tutti i ragazzi dello staff sono comunque simpatici e alla mano.

Per quanto riguarda il cibo er Pallucca non sarà certo il luogo in cui poter trovare piatti sofisticati o sperimentare la nouvelle cuisine anzi meglio tenersi alla larga se si è alla ricerca di qualcosa di delicato e leggero. Il menù è infatti composto dai piatti più tipici della cucina romana partendo dall’Amatriciana, alla coda alla Vaccinara passando per la cacio e pepe e le polpette alla romana.

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Per quanto riguarda i primi abbiamo deciso di ordinare un piatto di gricia e uno di amatriciana entrambi ben conditi con abbondante olio, pecorino e sale a cui si aggiungeva il grasso del guanciale che rendeva il tutto “unto e bisunto”.

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Per i secondi invece ci siamo fiondati su due involtini alla romana ed una coda alla vaccinara: i primi ripieni di sedano cipolla e carote erano ben preparati anche se nutriamo qualche dubbio sulla freschezza della carne, mentre la seconda nonostante fosse stata cucinata nel modo giusto è stata presentata in una porzione forse un po’ troppo abbondante (il sugo strabordava letteralmente dal piatto). Per finire abbiamo ordinato un semplice tiramisù palesemente preconfezionato. Il tutto è stato accompagnato da un vino della casa, unico presente sul menù (forse Tavernello o Ronco in brocca da un litro).

Ma passiamo ai giudizi.

Location 5: voto regalato. Il locale non sarebbe diverso da un comune garage se non fosse per la posizione centrale e per la romantica ambientazione che lo circonda.

Servizio 5: anche qui voto un po’ troppo alto dato più per la simpatia che per la professionalità.

Cibo 5,5: non si mangia affatto male, i piatti sono cucinati come da tradizione e i prezzi sono ottimi soprattutto se si considera la zona in cui si trova il locale. I problemi sono due: da un lato i prodotti utilizzati nella preparazione dei piatti non sono sicuramente di prima qualità anche se comunque passabili; dall’altro è tutto un po’ troppo grassoso e abbondante il che potrebbe risultare fastidioso per i palati più fini.Indicato quindi per chi ama le mega abbuffate a base di pasta, condimenti abbondanti e convivialità.

Ristorante al Mare…In tutti i sensi! Maiori (Sa)

Il posto in cui siamo stati questa settimana è un ristorantino chiamato “Al Mare”, situato all’inizio del bel lungomare di Maiori, nota località sul golfo di Salerno. Il paese non è certo il migliore dalle nostre parti, ma è una meta ambita da moltissime famiglie che vogliono passare un estate tranquilla e non troppo costosa. Appena arrivati, ci siamo subito accorti di una cosa un po strana: il piano inferiore e il piano superiore erano leggermente diversi nello stile, sotto sembrava una pizzeria e sopra un vero e proprio ristorante, ma a quanto visto dalle ordinazioni degli altri clienti in realtà non c’era alcuna differenza. Noi ci trovavamo sopra e devo dire che la vista era molto carina dato che ci hanno dato il tavolo proprio accanto al balconcino da cui si vedeva il panorama.

L’antipasto è stato molto ricco e mangiando pesce era assolutamente necessaria anche la freschezza dei prodotti che non è mancata. Abbiamo preso un totano, consigliatoci dal gestore perché freschissimo, cucinato con le patate, entrambi fritti e non semplicemente passati in padella come il classico totano e patate, condito con cipolle anche esse fritte, timo e una salsina sicuramente fatta in casa a base di limone, menta e olive. Poi abbiamo preso un altro piatto di assaggi vari, polipo con i peperoni,un abbinamento insolito ma buono, pesce spada marinato, salmone marinato all’arancia molto delicato forse troppo dato che per noi il salmone è più buono quando ha una marinatura un po più forte e decisa, una porzioncina di caponata con le alici marinate e altri due o tre assaggi sempre a base di pesce.L’unico boccone che non ci è proprio piaciuto è stato un involtino di zucchina (lessa e niente affatto condita) con ripieno di pesce spada.

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Come primi abbiamo optato per due scelte: una calamarata con pomodorini e totani (per restare sul pesce più fresco che avevano) e per dei bucatini con pomodorini, alici, pan grattato e noci. Entrambi i piatti erano ben cucinati e le porzioni erano abbondanti, unica pecca è stato il parmigiano sulla calamarata: esistono chef che prediligono il formaggio sul pesce, ma a noi non piace.

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Dato che eravamo abbastanza sazi, abbiamo desistito dall’ordinare il pescato del giorno come secondo e su consiglio abbiamo preso un orata su foglia di limone accompagnata da fagiolini. Sulla freschezza non possiamo dire nulla, semplicemente lo abbiamo trovato mal cucinato, troppo cotto e poi poco condito.

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Il vino preso è stato un ottimo Costa d’Amalfi tramonti bianco tenuta S.Francesco che avevamo già avuto modo di assaggiare e che si sposa perfettamente per mangiate a base di pesce come questa.

E ora i soliti voti:

Location: 6 e mezzo. Avremmo dato un sette, ma c’è stata la netta differenza tra i due piani, sotto i tavoli fuori erano più lasciati al caso mentre sopra (dove siamo stati) tutto era molto più curato e c’era anche la cucina in vista.

Servizio: 7. Ci hanno saputo ben consigliare.

Cibo: 6 e mezzo. Tutto buono, peccato per l’orata perché poteva essere cucinata meglio.

Presentazione generale: 6 e mezzo. Se avete la fortuna di capitare al piano di sopra potreste dargli anche un 8 perché è sempre piacevole avere una bella vista mentre si sta mangiando, ma se capitate al piano di sotto questo ristorante potrebbe essere uno dei tanti. Il cibo è sempre stato ben presentato, segno della dedizione da parte della cucina.

Babel Wine Bar Deli&Art, Enoteca nello scenario della splendida Ravello (SA)

Dobbiamo ammetterlo…A noi la costiera piace un sacco non importa se sorrentina o amalfitana…E come potrebbe essere altrimenti? Il paesaggio mozzafiato sia di giorno che di notte è un incanto per i turisti, ma ogni volta lo è anche per noi che siamo del posto. E quando poi a così tanta bellezza si unisce anche del buon cibo, non si può chiedere di meglio. Stavolta però abbiamo passato una piacevole serata non solo all’insegna del mangiare, ma anche dell’arte perché la location molto piccola e graziosa di questa enoteca sita nella parte alta di Ravello (Costiera amalfitana) è completamente arredata da splendidi oggetti e quadri tanto da avere quasi l’impressione di mangiare nella galleria di un artista ed è in fondo la sensazione giusta dato che è quasi tutto in vendita come abbiamo avuto modo di notare.

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Ma passiamo al menù, ci troviamo in una sera d’estate e perfettamente in linea con l’occasione, ci è stata offerta una scelta di piatti molto fresca e allora abbiamo preso come antipasto delle bruschette con polpettine, salsa di pomodori e scaglie di pecorino e una caponata molto leggera perché a base di tonno, pomodorini, cipolle e formaggio fresco a cubetti. Niente di particolarmente ricercato, ma è stato fatto un buon utilizzo della materia prima bilanciando bene i vari sapori e in più anche la presentazione è stata giustamente curata.

Per proseguire, prendiamo solo un altra portata, scegliendo prosciutto crudo, melone e formaggio e un ottimo gazpacho con formaggio fresco, basilico e chips di pomodori. Anche qui i piatti non erano particolarmente elaborati però i prodotti utilizzati erano tutti freschi, ben assemblati e di buona qualità.

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Come vino abbiamo accompagnato il tutto con un Marisa Cuomo Costa d’Amalfi Furore Rosso 2013.

Per finire, ci siamo lasciati andare anche al dolce optando per una delizia al limone che abbiamo diviso siccome molto grande su suggerimento del proprietario. Forse un po’asciutta.

Valutazione:

Location: 7, un perfetto mix tra gusto e arte che è sempre bello da vivere poiché stimola non solo il gusto, ma anche la vista e i sensi…Anche l’occhio vuole la sua parte insomma! Peccato solo per le dimensioni un po’ troppo ridotte del locale.

Servizio: 7, nessuna nota al riguardo, personale attento e professionale.

Cibo: 7, molto interessante per la preparazione dei piatti soprattutto perché si vuole forse dare l’idea che anche il cibo è un opera d’arte e in quanto tale va preparato e presentato in un certo modo e a noi quest’idea piace molto. Unica nota: i prodotti utilizzati sono sicuramente di qualità ma a nostro avviso i piatti sono un po’ troppo “semplici”. Stiamo parlando pur sempre di un wine bar e non di un ristorante però sarebbe stato carino un utilizzo più innovativo e spregiudicato dei prodotti.

Presentazione Generale: 7, ha un buon rapporto qualità prezzo (considerato il fatto che ci si trova pur sempre in uno degli scenari più belli e ambiti del nostro Paese), ovviamente non è luogo adatto per abbuffate o per gustare appieno l’offerta gastronomica locale, ma per assaggiare piatti freschi e leggeri gustando uno degli ottimi vini presenti sulla carta e passare una piacevole serata in costiera.

Il Bagatto, affare fatto! (Pagani, SA)

Salve!

Dopo molto silenzio siamo tornati più forti di prima e carichi di recensioni molto interessanti di posti che abbiamo visitato in questo periodo!

Cominciamo con il Bagatto, ristorante che su siti come il noto TripAdvisor è segnato con quattro stelle e anche noi le confermiamo! Abbiamo avuto modo di provare un piatto per ogni portata, dall’antipasto al dolce e ci è sembrato tutto ottimo, ma andiamo più nello specifico!

Il primo antipasto si presentava molto bene, sulla linea del finger food ed era composto da: formaggio fresco accompagnato da patata viola e vellutata di zucca, un accostamento molto delicato e leggero

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Ne abbiamo preso anche un secondo, mini crepes con ripieno di ricotta e prosciutto accompagnati da una piccola insalatina verde e cubetti di barbabietola.

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La prima portata erano dei conchiglioni con crema di spinaci e una grattugiata di parmigiano, porzione abbondante e buoni, niente da aggiungere.

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Per secondo abbiamo deciso di prendere il filetto di vitello, molto delicato e sugoso accompagnato dalle stesse verdure presenti nel primo antipasto, ovvero zucca, patata viola e patata gialla, devo dire che la carne era stata cotta come richiesto ed era molto saporita, ben salata.

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Per finire il dolce e cosa c’è di meglio di una bella mousse al pistacchio accompagnata da un delizioso croccantino e da una albicocca al cioccolato? Ebbene si questa è stata la degna conclusione della serata al Bagatto!

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Diamoci alle votazioni e ai commenti:

Location: 6, molto semplice, un bel camino, tavoli con tovaglie bianche, sedie di legno, nè troppo né troppo poco insomma (fuori c’è anche un bel giardino)

Servizio: 8, i camerieri erano ben vestiti e molto gentili, è anche capitato un piccolo incidente con l’apertura del vino dove però sono stati molto cortesi nel portarci un’ altra bottiglia (e senza farci pagare alcuna aggiunta!)

Cibo: 7, tutto molto buono, cucinato con prodotti freschi, sicuramente non ci sono piatti degni di un ristorante stellato, ma comunque leggermente sopra la media rispetto ad altri ristoranti della zona. Abbiamo apprezzato che niente fosse surgelato. Ci sentiamo di fare però qualche piccolo appunto. Innanzitutto la troppa cannella messa qua e là in ogni piatto, ma nulla di sgradevole. In secondo luogo la presentazione delle portate: tanta cura nei dettagli, nelle proporzioni e nella scelta dei piatti per quanto riguarda gli antipasti e il dolce che sembrano usciti da un ricettario di un grande Chef, un po’ meno invece per il primo e il secondo che sono stati buttati lì nel piatto a “mestolate”.

Presentazione generale: 7, in sostanza è un posto dove poter passare sia una bella serata da soli, come l’abbiamo passata noi sia magari una serata speciale come compleanni o altri eventi importanti, unico appunto è la scelta delle stoviglie che ci è sembrata un tantino casuale, come potrete notare dalle foto i piatti non sono tutti uguali in fatto di stile, consigliamo quindi una più attenta cura ai particolari non culinari, ma di design!

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Osteria gli Scacchi: una mossa vincente ma…

Il nostro ultimo itinerario eno-gastronomico ci ha portato a Casertavecchia: un borgo medioevale straordinario, immerso nella rigogliosa natura dei monti Tifatini e impreziosito, oltre che dalla bellezza dei suoi caratteristici vicoletti, dalla stupenda cattedrale di San Michele Arcangelo e dall’imponente castello. Tutto ciò è stato reso ancor più caratteristico dall’atmosfera natalizia e dalla presenza dei tipici mercatini.

Dopo aver un po camminato per la cittadella ci viene il solito appetito e sorge come ogni volta la solita domanda: dove andare a mangiare? Ci consultiamo e sopraggiunge la scelta, ovvero l’Osteria gli Scacchi proprio lì vicino e dobbiamo dire che già dal primo sguardo alla location  ci è sembrata essere la scelta giusta: un piccolo sentiero in pietre dopo l’ampio parcheggio (che facilita non poco gli ospiti visto che Casertavecchia per chi viene da fuori è raggiungibile solo in auto) e subito si arriva ad un edificio caldo ed accogliente, non ci sono molti posti dentro, ma ci sono luci, un camino, bagno elegante con asciugamanine messe a disposizione invece dei soliti tristi pezzi di carta e insomma tutto ciò che, a livello di arredamento, ci si può aspettare da un osteria. All’ingresso della struttura ci accoglie il signor Gino, il proprietario, il quale si presenta e ci fa accomodare dove preferiamo. Oltre al proprietario ci sono due camerieri molto gentili, entrambi attenti al servizio (a ogni portata piatti e posate nuove) e alla spiegazione di ogni portata benché non vestiti con una uniforme uguale.

Veniamo dunque all’argomento cibo. Per iniziare c’è da dire che sia l’entrée che la fin del pranzo sono stati gentilmente offerti dall’osteria, pertanto la prima portata è stata appunto un mini cornetto salato con ripieno di salame e un piccolo biscotto con sopra un cubetto di pancetta.

Per l’antipasto abbiamo optato per un assaggio misto: dunque c’è stato servito un soufflé di patate con borragine e crema di zucca, una crepe di farina di castagne ripiena di funghi e verza, uno strudel con cima di broccoli, briciole di salsiccia di maiale del Casertano e fonduta di provola del Matese, una frittella di finocchi con riduzione di aceto balsamico e bruschette con melanzane sottolio affiancate da un’ottima polpetta sempre con le melanzane. Come inizio è stato tutto ottimo e ben cucinato, i sapori erano perfettamente equilibrati e dai nomi dei piatti si può perfettamente capire la ricercatezza dei prodotti, tutti di origine locale.

Crepe di farina di castagne con funghi e verza

Soufflé di patate con borragine e crema di zucca

Per i primi optiamo per dei ravioli di farina di castagne su composta di patate e salsiccia di maiale razza casertana al profumo di alloro e per un risotto (Vialone Nano) con caprino di Giano Vetusto e mele annurche. Entrambi sono stati un esplosione di sapori molto originali, simbolo del fatto che non c’è bisogno di usare cibi a noi lontani per creare piatti unici. Sia per l’antipasto che per il primo però c’è una piccola pecca: le porzioni (specie i ravioli) erano un tantino scarse, non siamo solitamente persone che badano all’abbondanza anzi siamo convinti che quando si va a mangiare fuori lo si debba fare per il gusto non per riempirsi la pancia fino a scoppiare, ma c’è da dire che giusto una mestolatina in più e sarebbe stato tutto perfetto…Un vero peccato.

Ravioli di farina di castagne su composta di patate e salsiccia di razza casertana al profumo di alloro

Risotto con caprino di Giano Vetusto e mele annurche

Già con il secondo, bocconcini di bufalo campano al falerno del Massico con contorni vari, la portata è stata molto più giusta. La morbidezza della carne con il sapore delle verdure ha creato un piatto semplice, ma molto gustoso, nulla da dire.

Bocconcini di bufalo al Falerno del Masico

Infine anche i dolci erano tutti molto appetitosi, abbiamo scelto tra tutti un soufflé al cioccolato con cuore caldo, decorato e aromatizzato all’arancia. Ora c’è da dire che il dolce in sé e per sé era buono, ma non c’era alcun cuore caldo! Era stato cotto troppo tanto da diventare un tortino.

Infine ci sono stati serviti (offerti come abbiamo detto prima da loro) due biscotti ai cereali con marmellata di prugne, davvero ottimi.

Come vino, la tradizione vuole che in una osteria, mentre si mangiano piatti soprattutto a base di carne, verdure e formaggio ci voglia per forza un bel vino rosso: la scelta è ricaduta su un ottimo Aglianico Redimore Mastroberardino del 2011.

Morale della favola? Gli Scacchi hanno vinto la partita! Un ottimo posto da consigliare per chi si trova da quelle parti e vuole mangiare davvero bene la cucina e i prodotti del luogo. L’unico appunto che ci sentiamo di fare è quello di chiarire un secondo la nostra idea di Osteria, un idea che comunque è vicina al pensiero comune: un luogo dove ci si può sentire a casa propria, mangiando cose come abbiamo detto locali e cucinate in modo semplice e gustoso e fin qui Gli Scacchi non hanno affatto deluso anzi. L’osteria però è anche concessore di porzioni abbondanti o almeno adeguate all’appetito dei forestieri come era un tempo. E’ vero che ad oggi anche il concetto di osteria si è evoluto e ha perso alcune delle sue caratteristiche originarie, tuttavia presentare cinque ravioli piuttosto che tre a nostro avviso sarebbe stato già sufficiente e non avrebbe rovinato la presentazione.

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Pellone: la vera pizza napoletana

Tornare a casa dopo un viaggio in treno, guardarsi intorno e non trovare nessuno che ti sia venuto a prendere. E adesso? La risposta è semplice: scendi dal treno, svolta a destra, dirigiti verso via Nazionale e lì al numero 93 troverai un piccolo angolo di paradiso che ti farà dimenticare per qualche minuto la stanchezza del viaggio. Di chi stiamo parlando? Della Pizzeria Pellone ovviamente: un must per gli amanti della pizza e non, che provengano dalla stessa Napoli, dai paesi limitrofi o che siano soltanto di passaggio.

La pizzeria, una delle più rinomate in città, si trova nel quartiere Vasto a pochi passi dalla stazione Centrale forse una zona poco visitata e poco conosciuta ai più, ma vera e propria meta di pellegrinaggio per chi vuole provare la vera pizza napoletana.

Dal punto di vista della struttura non c’è molto da dire dato che il locale è piccolo, con un unico bagno, arredato con tavoli di marmo e ferro e per niente curato nell’aspetto. E’ molto sui generis, con quadri antichi appesi e qualche altro frenzolo di certo messo lì a caso.

Poca cura anche nel servizio. La politica del locale, infatti, sembra essere quella di far mangiare il maggior numero di persone nel minor tempo possibile dando poca o meglio nessuna attenzione al cliente: servizio rapido, camerieri scortesi e frettolosi, tavola non apparecchiata. Spesso per risparmiare tempo si viene fatti accomodare al tavolo con altri clienti (fortunatamente solo su richiesta propria e di questi ultimi) e a fine pasto neanche il tempo di fare due chiacchiere che immediatamente e a stomaco pieno si viene invitati a lasciare il posto ai prossimi clienti. Insomma se siete di quelli a cui piace consumare pasti di tre ore comodi, rilassati e coccolati di sicuro Pellone non fa per voi, ma se volete solo gustare un’ottima pizza senza dare troppa attenzione al contesto che vi circonda allora siete a cavallo.

La pizza non a caso è una delle migliori di Napoli: già all’olfatto si riescono a percepire bene gli odori degli ingredienti, l’impasto è leggero, il cornicione fragrante, gli ingredienti ottimi e saporiti ed è più grande del piatto in cui viene servita.

Pizza Margherita

Altra protagonista è sicuramente la pizza fritta ovvero l’impasto della pizza classica farcito con ingredienti a piacere (noi preferiamo sempre la classica ricotta, mozzarella e cicoli o ciccioli in italiano) e fritto. Anche in questo caso l’impasto è leggero, per niente unto, come spesso capita per questo tipo di preparazione e la pizza raggiunge le dimensioni di un dirigibile.

Pizza fritta ricotta, mozzarella e cicoli

A tutto ciò va aggiunta la sapiente capacità della cucina di preparare un fritto misto napoletano tra i migliori in città, servito ai tavoli e all’esterno del locale nella vetrinetta riscaldata per i passanti o per chi è in attesa di entrare. Gli arancini, le pizze fritte, i crocchè di patate e gli scagliuozzoli (polenta fritta) sono ottimi, ma la vera regina è senza alcun dubbio la frittatina ossia un timballo di pasta con besciamella, carne e piselli fritti in pastella talmente buona che se la si mangia una volta il suo ricordo resta impresso nella mente, il ricordo di un sapore unico, indimenticabile fin dal primo morso.
Dal punto di vista qualità prezzo, la pizzeria non è una delle più economiche di Napoli anzi, ma dato che la pizza merita, spendere un pò di più del solito per due pizze margherite, una birra e una bottiglietta d’acqua ci sembra in questo caso e almeno a noi più che comprensivo.

Crocchè di patate e frittatine

Pellone quindi sembra essere quasi un fast food ante litteram, un esempio di  quella cucina di strada veloce, fatta con gli ingredienti del luogo, che riflette una tradizione secolare nata nel nostro bel paese molto prima che gli Americani se ne appropriassero indebitamente e adatta a chi è intenzionato a fare un pasto veloce senza rinunciare al piacere.

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Il Fienile a Sant’Agata dei Due Golfi

Ci sono posti al mondo che per la loro bellezza rimangono per sempre scolpiti nella memoria di chi li osserva: la Costiera Sorrentina è uno di questi così come lo è la Costiera Amalfitana. E’ quando ti trovi in località come quella di Sant’Agata dei Due Golfi, maggiore frazione di Massa Lubrense dove un occhio è rivolto a Positano e uno a Sorrento è inevitabile non fermarsi e mangiare in posti come la terrazza del ristorante Il Fienile.

Terrazza

Il locale si presenta davvero molto bene: pulito e ordinato con una terrazza vista mare e un ampio giardino all’esterno, la cucina a vista e la sala elegante, arricchita dalla presenza di numerose piante (decorazione forse un po’ troppo eccessiva). Unico neo è la ripida e stretta salita all’ingresso del parcheggio che crea qualche difficoltà alle auto.

Il locale è a conduzione familiare e la sala è abilmente gestita da padre e figlio. Entrambi infatti sono stati molto gentili, simpatici, cordiali, professionali e in grado di indirizzare al meglio le scelte del cliente proponendo i piatti migliori e i prodotti più freschi.

In una località del genere ci si potrebbe aspettare che il menù sia principalmente a base di pesce, ma in realtà presenta numerose proposte di piatti di terra e quindi decidiamo, dato che siamo in due, di provare entrambe  le opzioni. Come antipasto scegliamo quindi un carpaccio di manzo con scaglie di parmigiano e aceto balsamico, gustoso e impeccabile e una trilogia di mare marinata agli agrumi con salmone, pesce spada e gamberoni davvero ottima e saporita nonché preparata con ingredienti freschissimi.

Trilogia di mare

Carpaccio di manzo con scaglie di parmigiano e aceto balsamico

Per quanto riguarda i primi, la scelta ricade su un piatto di terra ovvero i ravioli Vesuvio: ravioloni con scamorza e melanzane ben fatti e molto gustosi, la pasta era fresca e cotta al punto giusto. Per il secondo invece ci affidiamo ai consigli del cameriere e all’abilità dello chef scegliendo, tra il pescato del giorno, un’orata preparata sapientemente con un guazzetto al pomodoro, aromattizzata con una spolverata di prezzemolo fresco e accompagnata da un sautè di vongole anche queste fresche e molto buone. A fine serata decidiamo di concederci anche il dolce sempre consigliato dal proprietario il quale ci serve un croccantino con gelato delizioso anche se molto dolce quindi è da sconsigliare a chi ama i sapori più neutri. Per concludere non potevamo fare di certo a meno del vino. La carta dei vini non è molto estesa e presenta per lo più vini di uve locali come Aglianico, Falanghina, Piedirosso e Gragnano, con qualche eccezioni di vini nazionali come Barbera e Chianti. La nostra scelta è caduta però, un po’ per cusiosità, su un Aglianico della casa ovvero un Crapolla Rosso forse non all’altezza di altri vini presenti in cantina, ma comunque buono e che si è accompagnato alla perfezione con i piatti da noi scelti.

Una piccola osservazione va fatta: i prezzi sono davvero molto competitivi per la zona e in rapporto alla qualità sono davvero ottimi, anche per questo ci sentiamo di consigliarlo, perchè è un ottimo ristorante che però non svuota le tasche.
Unico appunto è che ci sarebbe piaciuto vedere qualcosa in più per quanto riguarda l’utilizzo delle eccellenze locali che non sempre vengono valorizzate o peggio ancora per niente considerate. In questo caso sono stati “preferiti” in uno degli antipasti, il cocktail di gamberi, dei gamberetti surgelati piuttosto che i favolosi gamberi di Crapolla (presìdio Slow Food).

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Serata Panuozzo da Malafronte a Gragnano

Gragnano terra di Pasta e Panuozzi. E’ qui che si trova il ristorante pizzeria Malafronte, ci siamo capitati per caso girando per il paese e siccome non volevamo andare nei locali più noti dove il panuozzo è un must da non perdere (non facciamo nomi perchè non mi sembra carino) abbiamo deciso di entrare. In realtà io ci ero già stato da bambino quando aveva un’altra gestione e la proprietaria faceva dei crocché straordinari di quelli che ti restano impressi fino all’età adulta. Quindi ci addentriamo pieni di speranze e di piacevoli ricordi d’infanzia, ma il colpo d’occhio ha subito deluso le attese. Il locale era letteralmente devastato da una festa di bambini che continuavano ad andare avanti e indietro per il locale. Vabbé, non diamo la colpa a dei poveri bambini, la realtà è che il locale è arredato come vent’anni fa e sembra appena uscito da un film sovietico degli anni ’70, disordinato, lasciato a se stesso e, sebbene gli sforzi, si faceva difficoltà a provare appetito nonostante il nostro digiuno dall’ora di pranzo.

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Ci guardiamo in faccia e senza dire una parola decidiamo di rischiare. Optiamo per una cosa semplice: due crocchè (in memoria dei vecchi tempi), una pizza panna e crudo e un panuozzo broccoli, mozzarella, patate e salsiccia.

Dunque cominciamo dall’antipasto. Crocchè buoni anche se arrivati in ritardo perchè dimenticati nell’ordine dal proprietario, ma non paragonabili a quelli dei bei vecchi tempi, un po’acidi ma almeno fatti in casa.

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La pizza: buono il crudo, panna per niente acida e impasto leggermente pesante come è solito essere l’impasto delle pizze di Gragnano, ma comunque ben cotto e senza segni di bruciatura sul fondo a indicare che almeno il forno era pulito.

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Il panuozzo: ingredienti sicuramente non di prima qualità, patatine surgelate, mozzarella e broccoli presi al supermercato ma nel complesso non era male, anche perchè quando si butta tutto nel forno a legna gli ingredienti si cuociono senza lasciare traccia di scongelamento e l’impasto era buono e fragrante. Il tutto è costato meno di quanto ci si potesse aspettare.

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Il proprietario: un simpatico omone vestito da muratore poco attento alle formalità.

In conclusione locale sicuramente non all’altezza di altri presenti in zona, ma se una sera non vi va di cucinare potete mangiarvi un panuozzo in breve tempo senza troppe pretese. Così non va.

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Dalla Padella alla Brace: la carne ad Angri

Siamo ad Angri, piccola cittadina dell’Agro Nocerino Sarnese e tra le vie storiche del paese abbiamo scoperto già da un po’ di tempo questo simpatico ristorante: Dalla Padella alla Brace. La prima volta che abbiamo mangiato in questo posto è stato qualche anno fa e subito siamo stati colpiti non solo dalla bontà delle materie prime cucinate a dovere, ma anche dalla gentilezza e dalla preparazione del proprietario. Così, siccome non siamo lontani dal ristorante in questione, ci siamo tornati diverse volte sempre felici e soddisfatti di come si mangia. A questo punto non mi sembra il caso di stare qui a parlare di tutte le volte che ci abbiamo messo piede, altrimenti dovremmo scrivere un trattato solo a riguardo e non mi sembra il caso, quindi preferirei parlare solo dell’ultima volta e magari sottolineare qualche aspetto rilevante delle volte precedenti.

Come ho già avuto modo di sottolineare, il ristorante si trova ad Angri città facilmente raggiungibile con l’autostrada A3 Napoli-Salerno, il ristorante si trova in via Concilio, un antico borgo cittadino. Piccola parentesi: se vi trovate in zona andateci magari mezz’ora prima così da ammirare il Castello Doria e la villa comunale, nei pressi del locale.

Ma torniamo a noi. A me piace solitamente iniziare a parlare della struttura del locale: premetto che, anche se importante, non lo trovo un aspetto tanto influente ai fini del giudizio, ma in questo la struttura non è a pari merito con la cucina. E’ vero il locale è piccolo, quindi è difficile massimizzare gli spazi, però le pareti mezze bianche e mezze verdi con appese a metà altezza delle foto minuscole di piatti di carne non sono certo il massimo, né tanto meno il tavolo da due accanto alla porta del bagno unisex. Credo quindi che si possa valorizzare un po’ meglio con dei richiami al periodo di costruzione.

Capitolo a parte il servizio. Il proprietario è un ragazzo molto gentile, attento e preparato in grado di consigliare perfettamente i clienti sia sulla scelta dei piatti che su quella dei vini dato che prende le odinazioni e si avvicina ai tavoli per essere presente al massimo per i clienti. Molto professionale anche il cameriere sempre attento e gentile.

E infine arriviamo all’argomento più importante e più interessante: il cibo. Tutte le volte che ci siamo stati compresa l’ultima, abbiamo notato che è buona usanza del proprietario iniziare con un “pre-antipasto” offerto dalla casa per smorzare la fame nell’attesa delle portate, per esempio, l’ultima volta ci sono state presentate delle ottime frittelle con il finocchietto. Come antipasto abbiamo deciso di prendere un piatto di verza con patate e salsiccia cucinati alla perfezione, una burratina e per non farci mancare nulla un misto di affettati di ottima qualità: pancetta piacentina, finocchiona, soppressata, crudo, capocollo. Per quanto riguarda i primi l’ultima volta abbiamo deciso di farne a meno, in altre occasioni abbiamo avuto modo di assaggiare gli spaghetti allo “scarpariello” (tipico sugo napoletano con pomodoro e basilico) in cui il pomodoro in questione era il Corbarino, davvero sublimi e gustosi da far venir voglia di pulire il piatto, ravioli ripieni alla ricotta al profumo di limoni di Amalfi (a testimonianza di come anche con prodotti tipici si possano preparare piatti innovativi e deliziosi) e linguine con pesto, pomodorini e lardo che solo a scrivere mi viene l’acquolina in bocca per come siano in questo piatto azzeccati gli abbinamenti. Ma il piatto forte sono sicuramente i secondi. Tanti tipi di carne italiana e straniera cucinati alla perfezione. Cominciamo con un filetto al pepe verde buono, saporito, anche se un po’ troppo al sangue dato che come ben si sà la fuoriuscita del sangue stesso al momento del taglio va a rovinare l’ottimo sugo. Buono anche il Black Angus pomodorini, rucola, parmigiano e riduzione di aceto balsamico cotto al punto giusto e abbinato a ingredienti che ne esaltano il sapore. Dulcis in fundo non poteva mancare la regina della carne: la bistecca fiorentina, un chilo e quattro di bontà cotta come da tradizione ben arrostita all’esterno e rossa all’interno. Per finire i dolci che a mio avviso sono l’unica pecca di questo locale dal punto di vista culinario. Perché? Perché sono ottimi tutti, ma non sono di produzione propria. Hanno scelto di puntare su i prodotti della famosa pasticceria Sal De Riso (noto locale di Amalfi) dando al cliente un prodotto qualitativamente ottimo ma non loro. Comunque con un pranzo così di certo non poteva mancare il vino. Secondo me la carta dei vini non è male, ma si potrebbe puntare anche su vini migliori di aziende vinicole locali che offrono dei prodotti unici, piuttosto che scegliere i soliti vini in fondo ad Angri non si è lontani da Tramonti e Gragnano. A parte questa considerazione personale generalmente abbiamo optato per vini campani come l’Aglianico, stavolta invece abbiamo provato un ottimo Primitivo di Manduria 2011 che si è abbinato alla perfezione a tutte le portate.

Per quanto riguarda i prezzi, inoltre, sono perfettamente proporzionati alla qualità offerta da servizio e cucina.

In conclusione troviamo che Dalla Padella alla Brace sia un ottimo ristorante, almeno ad Angri, unico nel suo genere ed è un peccato non raggiungere l’eccellenza per delle piccolezze. Avete fatto tanto non fermatevi proprio ora. Complimenti!

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Abraxas: quando i prodotti giusti entrano in cucina

Paccheri alla genovese

Provolone della Basilicata servito con insalata carote sedano e pinoli

Nord di Napoli? Terra difficile, terra troppo spesso legata a fenomeni criminali e a cattive amministrazioni, terra ultra-urbanizzata, terra dei fuochi.

No! Persone, luoghi e sentimenti che emergono tra mille difficoltà e conquistano spazio e visibilità. Questo è quello che si percepisce in quest’angolo di Pozzuoli, Lucrino: un paesaggio straordinario, verde e rigoglioso, circondato da tre laghi e dal mare un territorio vulcanico e fertile.

E’ qui che sorge l’osteria Abraxas ed è qui, in questa cucina, che i produttori locali portano i frutti del loro lavoro e il menù forse non troppo ampio lo testimonia: antipasti serviti in base alla disponibilità stagionale delle materie prime (e si sente), primi e secondi che rispecchiano i piatti della tradizione locale. Mi sarei aspettato però qualche proposta di pesce in più oltre alle alici e al baccalà vista le immense risorse ittiche dei litorali circostanti. La cantina poi è l’ennesimo esempio di questo trend: si va dai più rinomati vini italiani, come Barolo, Primitivo, Montepulciano e chi più ne ha più ne metta, per finire, come è giusto che sia ai vini campani e in particolar modo a quelli dell’area flegrea (Piedirosso e Falanghina Contrada Salandra, La Sibilla, Grotta del Sole ecc.). Ma passiamo a quelle che sono le effettive sensazioni trasmesse al cliente o meglio a quelle che MI sono state trasmesse da tutto l’insieme.

Il locale, innanzitutto l’ho trovato davvero carino e in sintonia con quello che è l’ambiente circostante e almeno a mio avviso la filosofia della cucina. Diviso su due piani con due sale non troppo grandi e una terrazza al piano superiore, arredata con tavolini e divanetti, che affaccia direttamente sul Lago di Averno. Unica nota negativa forse i servizi igienici troppo ridotti per l’effettiva capacità del locale.

Il servizio, in secondo luogo, davvero efficiente e cordiale a partire dai proprietari, marito e moglie sempre molto disponibili mentre i camerieri sempre attenti e preparati.

Dulcis in fundo, la cucina. Dico subito che a me piacciono molto i sapori tradizionali e la cucina fatta con prodotti semplici della terra quindi questo potrebbe un po’ influenzare il mio giudizio. Gli antipasti erano composti da sette assaggi misti: bruschette con pomodoro del piennolo (e a me già solo la parola pomodoro del piennolo mi manda in estasi), casatiello fatto in casa morbido e con il giusto ripieno, un’insalata di farro con alici, pomodorini e olive, seguito da verza con salsiccia e castagne preparata in maniera davvero impeccabile e saporita, vitello tonnato molto delicato, scaglie di provolone della basilicata e per finire patate con salsicce e broccoli forse la portata meno allettante, ma certamente non da buttare. I primi che ho avuto modo di provare, invece, comprendevano un pacchero alla genovese che sprigionava un profumo e un sapore squisito e un piatto di pappardelle con broccoli, salsiccia, ricotta e limone un po’ troppo al dente per i miei gusti, ma buono negli accostamenti. Il tutto è stato accompagnato da un Piedirosso Contrada Salandra del 2010.

Un pasto  sicuramente non completo, che non mi ha permesso di assaporare al meglio i sapori della cucina, ma allo stesso tempo sufficiente per rendersi conto della straordinaria ricchezza di queste terre così spesso violentate dall’opera dell’uomo, ma sempre tanto generose di prodotti straordinari. E’ in quest’ottica che va elogiato il lavoro svolto dall’Osteria Abraxas che ha saputo cogliere al meglio le opportunità offerte da un territorio straordinariamente ricco.

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