Pizzeria Fratelli Zombino al Vomero

Rieccoci qua, pronti a raccontarvi nuovamente le nostre esperienze gastronomiche. Questa volta la meta del nostro tour è stato il ricco e snob quartiere del Vomero di Napoli. Qui tra i locali alla moda e le ville in stile Liberty c’è spazio per un “pezzetto di via Tribunali”: la Pizzeria Fratelli Zombino. I due proprietari e maestri pizzaioli, i fratelli Luciano e Salvatore De Angelis, sono stati infatti per anni alle dipendenze di Di Matteo ai Tribunali dove hanno imparato l’arte di fare la pizza e dove gli è stato attribuito il soprannome di “Zombini”.

Il locale, lo stesso dove ha avuto inizio l’avventura di Rossopomodoro, si presenta un po’ spartano e caotico: le pareti addobbate con immagini della città e dei suoi personaggi più significativi, i tavoli vicini tra loro e tanto caos di sottofondo.

Stesso discorso vale per il servizio che ci è sembrato disorganizzato e confusionale. Il tavolo ci è stato apparecchiato a metà senza le posate, i camerieri ci hanno degnati della loro attenzione dopo quasi venti minuti e solo dopo essere stati sollecitati da noi e anche i tempi di attesa per il fritto e le due pizze sono stati indubbiamente superiori alla media delle altre pizzerie napoletane che hanno uno stesso se non superiore bacino di utenza. 

Discorso a parte merita invece il cibo che, tranne qualche piccolo neo è stato all’altezza delle aspettative. Per cominciare ci siamo concessi un piccolo antipasto: una frittura mista composta da calzone piccolo ripieno, polenta fritta, melanzana in pastella, crocchè, frittatina, pizza fritta con pomodoro e “angioletti” (pezzi di impasto della pizza allungati e fritti) con pomodoro rucola e parmigiano.

img-20151126-wa0000.jpg

Fritto buono, asciutto e preparato al momento.

Abbiamo poi proseguito ordinando una pizza fritta con cicoli, ricotta e mozzarella e una pizza margherita. Per quanto riguarda la prima nulla da dire se non che anche qui la frittura era a regola d’arte: l’impasto era leggero e poco unto e la pizza era bella gonfia quando è stata servita, buona anche la farcitura bella abbondante all’interno.

Sulla margherita abbiamo invece avuto qualche riserva. Il gusto era sicuramente buono ed equilibrato ma due cose ci hanno reso perplessi.img-20151126-wa0002.jpg

Innanzitutto il fondo era leggermente sporco di fuliggine e questo non ci piace. E in secondo luogo, avendo optato per la margherita speciale con pomodoro San Marzano d.o.p. e mozzarella di bufala campana d.o.p., abbiamo notato successivamente che il pomodoro utilizzato era de La Torrente (nota azienda di conserve alimentari)  che non utilizza il San Marzano nei suoi prodotti. Forse ci sbagliamo, forse avevano altra passata di pomodoro da un’altra parte, ma a noi il dubbio resta e se così fosse troviamo che sia molto grave scrivere informazioni non veritiere sul menù.

Per concludere riteniamo che la pizzeria Fratelli Zombino sia nel complesso una buona pizzeria, ma che allo stesso tempo deve fare ancora molta strada per raggiungere il livello di tante altre attività simili presenti sul territorio napoletano.

Una straordinaria esperienza da Chez Black a Positano.

E’ sempre bello tornare a scrivere dopo un po. Ed è ancora più bello farlo con la consapevolezza di raccontare un’esperienza a dir poco estasiante. Questa volta il nostro solito tour eno-gastronomico ci ha condotti a Positano, la perla della costiera Amalfitana.

Inutile stare qui a commentare e a descrivere le incantevoli bellezze del luogo, dello scenario suggestivo e della bella giornata di sole che ci ha accompagnati in una domenica di ottobre. Concentriamoci sulla straordinaria esperienza gustativa vissuta.

Arriviamo a Positano verso le 12 e 30, giusto il tempo di una breve camminata tra i vicoli pullulanti dei tipici negozietti del paese che subito ci dirigiamo verso il ristorante scelto: Chez Black. Il locale, affacciato direttamente sulla spiaggia, è arredato in un perfetto stile marinaresco, dando ai clienti l’impressione di trovarsi a bordo di una nave da crociera e lo stesso vale per la divisa dei camerieri simile ad una tenuta da marinaio.

Per quanto riguarda il servizio i camerieri in sala si sono dimostrati da subito all’altezza della situazione: il cameriere che ci ha serviti per tutta la durata del pranzo è sempre stato cortese, gentile e professionale ed è stato in grado di consigliarci con cura i piatti migliori del menù.

Ma passiamo a quello che per noi è stato sicuramente l’aspetto più importante della giornata (come sempre): il cibo. Prima di cominciare però è giusto precisare che questa volta eravamo a pranzo con altre persone e quindi abbiamo avuto modo di assaggiare qualche portata in più. Come al solito abbiamo cominciato dall’antipasto, un misto di crudi, marinati e fritti (ovviamente tutto rigorosamente a base di pesce). Per prima cosa ci è stato servito un piatto misto con alici fritte, polipetti fritti, pizzette fritte e alici ripiene con ricotta, mozzarella e basilico ovviamente impanate e fritte. Quest’ultima proposta è stata a nostro avviso la migliore per lo straordinario equilibrio di sapori.

20151018_132110[1]

Abbiamo poi proseguito con due piatti di crudi e marinati tra cui alici, salmone, pesce spada, tonno e polpo tutti tagliati a fette sottili. La loro consistenza era talmente delicata che si scioglievano in bocca, sprigionavano un intenso sapore di mare ancor prima di essere masticati per quanto erano freschi.

20151018_132118[1]

A seguito dell’antipasto, che oltre ad essere sorprendentemente squisito era anche particolarmente abbondante, decidiamo di proseguire imperterriti con i primi e ci lasciamo consigliare dal cameriere che ci convince a provare il risotto ai frutti di mare, lo spaghetto ai ricci di mare e la linguina all’astice.

12235095_641620399312470_8458979580857587443_n12241729_641620352645808_2625701452566512711_n

Il risotto era saporito e mantecato alla perfezione e i frutti di mare, tra cui cozze, vongole, cannolicchi e fasolari freschissimi, erano insaporiti a dovere con olio, prezzemolo e limone e particolarmente abbondanti.

12063644_641620325979144_1273727629012486777_n

Gli spaghetti ai ricci di mare serviti tra le altre cose in un simpatico ed eccentrico piatto a forma di riccio avevano un sapore di mare straordinario fresco e allo stesso tempo saporito. Sembrava di mangiare ricci direttamente dallo scoglio.

Lo spaghetto all’astice infine è stato qualcosa di sublime: il condimento a base di pomodorino fresco esaltava il gusto dell’astice praticamente viva fino a qualche minuto prima.

Per concludere i commensali più resistenti hanno poi deciso di ordinare anche il secondo e sempre su consiglio del cameriere ci è stata servita una pezzogna con un guazzetto al pomodoro accompagnata da due bruschette con pomodoro del piennolo.

12227568_641620472645796_5010483299608050850_n

Inutile dire che il pesce era ovviamente freschissimo, selezionato dopo un’attenta ricerca tra il pescato del giorno e il guazzetto era saporito e gustoso grazie anche all’aroma intenso del pomodoro del piennolo.

Tutto il pranzo è stato inoltre accompagnato da vino sia bianco che rosso: un Costa d’Amalfi Tramonti Bianco Tenuta San Francesco del 2013 e un Costa d’Amalfi Tramonti Rosso Tenuta San Francesco del 2012.

Il pranzo si è concluso infine con il dessert: tiramisù e ricotta e pera buoni e preparati dai pasticceri del ristorante, peccato solo che non fossero tenuti troppo al fresco .

Per concludere, i nostri giudizi non possono essere che positivi sia per quanto riguarda la location che per quello che concerne il servizio, ma una lode particolare la merita sicuramente il cibo. Al di là della freschezza delle materie prime tutti i piatti erano preparati con cura e con grande maestria da parte dei cuochi abilmente diretti dal proprietario/chef. Alcune ricette provate come il tonno affumicato, le alici ripiene e i primi hanno praticamente stampato un ricordo indelebile nella nostra memoria.

Se dovessimo esprimere la nostra soddisfazione in una scala che va da uno a dieci questa avrebbe di sicuro una valutazione non inferiore al 9. In conclusione ci sentiamo di consigliare vivamente Chez Black per tutta una serie di motivi che comprendono, oltre alla buona cucina, anche altri aspetti come la serietà e la professionalità del personale, la location particolare e dulcis in fundo lo scenario stupendo di Positano che fa da sfondo a tutto quanto.

‘O rraù!

Oggi, ultima domenica di ottobre, è un giorno speciale in casa nostra. Con l’arrivo del primo freddo si ha sempre più voglia di sedersi a tavola e gustare un bel piatto caldo e genuino. E così dopo questa lunga estate oggi ci siamo svegliati per la prima volta con l’inconfondibile profumo del ragù o meglio “do’ rraù” come è noto dalle nostre parti. Un piatto totalmente diverso dagli altri ragù e a nostro avviso anche più buono e saporito. Quindi perché non condividere la nostra ricetta?

La storia di questo strepitoso primo piatto affonda le proprie radici nella cultura gastronomica partenopea fino a diventare un vero e proprio culto domenicale nelle case di tutto il capoluogo campano e provincia al punto tale che sono numerose le sue apparizioni in opere di vari artisti napoletani. Tra questi ricordiamo Eduardo de Filippo che ne raccontava la preparazione in “Sabato, domenica e lunedì” ed Eduardo De Crescenzo che in uno sketch del film “Il mistero di Bellavista” sottolineava come non esistesse una ricetta precisa del ragù e come la preparazione potesse cambiare di quartiere in quartiere “dal Vomero a Toledo”. Quella di oggi non sarà quindi la ricetta del ragù perfetto, ma una ricetta personale anzi personalissima tramandataci di generazione in generazione.

Ingredienti per 4 persone:

300 gr. di punta di petto di manzo tagliata a fette o locena (che serviranno per fare le cosiddette braciole)

300 gr. di primo di manzo a pezzi

300 gr. di “tracchiolelle” (costina di maiale o di collo o di costato)

300 gr. di gallinella o sopracoscio di maiale

olio e.v.o.

strutto

una cipolla dorata

1,2 kg. di pomodori pelati

un bicchiere abbondante di vino rosso secco

sale q.b.

Preparazione

Prima di tutto è necessario preparare le braciole. Sono necessarie per questo passaggio le fette di locena che dovranno prima essere imbottite con aglio e prezzemolo tritati, sale, pepe, pinoli e pecorino e poi chiuse e legate con spago da cucina. A questo punto in una casseruola possibilmente di coccio come vuole la tradizione bisogna far soffriggere la cipolla tritata con olio e strutto e non appena inizia a sfrigolare è il momento di aggiungere la carne e le braciole.

A questo punto è necessario prestare molta attenzione e non allontanarsi mai dai fornelli. Questo perché la carne deve essere cotta a fuoco molto basso e deve essere mescolata spesso. Non appena le cipolle iniziano ad imbrunire versiamo poco alla volta il vino rosso e continuiamo a mescolare delicatamente la carne. Una volta che il vino si sarà asciugato tutto e rimarrà solo il grasso che sobbolle, proseguiamo lentamente lasciando rosolare la carne per un altra decina di minuti sempre a fuoco bassissimo e con la casseruola coperta.

Una volta “stordita la carne” (come si suole definire il passaggio precedente) alziamo leggermente la fiamma e versiamo i pelati precedentemente schiacciati. Se non si vogliono utilizzare i pomodori pelati in scatola possiamo anche preparare una passata di pomodori fresca con pomodori San Marzano o Roma che sono generalmente più ricchi di succo. Diamo quindi una mescolata veloce agli ingredienti, abbassiamo nuovamente la fiamma, adagiamo il coperchio sulla casseruola in modo tale da lasciare libero un piccolo spiraglio di qualche centimetro e facciamo “pippiare” (cioè sobbollire) per circa due ore. Con questo termine onomatopeico si intende il momento in cui il sugo produce delle bolle che al termine della tensione scoppiano producendo un suono simile a quello che si produce quando si fuma una pipa oquando per l’appunto si “pippea”.

Risultati immagini per o rrau

Passate quindi le due ore togliamo la carne per non correre il rischio che si spappoli e di ritrovarci quindi a mangiare un chili di carne piuttosto che un ragù. Adagiata la carne in un’altra casseruola lasciamo il solo sugo a “pippiare” per altre tre o quattro ore. Nel corso della cottura i grassi dovrebbero spostarsi verso l’alto sommergendo completamente il sugo e quindi alla fine il risultato dovrebbe essere un sugo denso, scuro e unto.

Il Ragù è quindi pronto per essere consumato. Generalmente i tipi di pasta che più si adattano a questa preparazione sono i rigatoni, i paccheri, gli ziti, le candele spezzate ecc. E la carne invece? Cosa farne? Anche qui la decisione è abbastanza personale: alcuni decidono di lasciarla da parte e mangiarla come secondo sempre condita dal sugo, altri invece preferiscono aggiungerla al sugo e alla pasta creando un unico, enorme, unto e gustoso piatto unico.

Per concludere ci sentiamo di raccomandare la preparazione del ragù napoletano a partire dalla sera precedente al giorno in cui lo andremo a consumare: a Napoli ad esempio si è soliti prepararlo il sabato sera per la domenica a pranzo. Questo perché la preparazione richiede molto tempo (minimo 7 ore) ed addirittura alcuni lasciano pippiare il sugo tutta la notte. Noi personalmente preferiamo prepararlo il sabato sera, lasciarlo riposare tutta la notte con la carne all’interno e al mattino presto far ripartire la cottura togliendo i pezzi di carne che nel frattempo si sono ben ammorbiditi.

Due panini da Bad Bros

Fuori piove! C’è l’allerta meteo! Meglio non uscire di casa! Oppure no…? E se andassimo in un posto caldo e al chiuso? Magari vicino casa per non rischiare? Mmm ok! Ecco, questa è stata più o meno la discussione che ci ha portati a scegliere il Bad Bros, Pub di Nocera Inferiore come nostra ultima meta. Avevamo già sentito parlare di questo locale tramite amici ed internet e così ci siamo convinti anche noi a provarlo.

Arrivati al locale la sensazione è che sia un po’ angusto anche se è arredato in perfetto stile english e quindi in linea con quelle che sono le proposte alogastronomiche del pub. Accomodatici sui nostri “comodi” sgabelli infatti abbiamo dato subito una rapida occhiata al menù: una buona selezione di birre per lo più inglesi e belga e un’ offerta di piatti abbastanza varia che comprende i classici hamburger, hot dogs, piatti misti di carne accompagnati da verdure e insolitamente anche una selezione di pizze (come a dire: “è vero che siamo in un english pub ma stiamo pur sempre in Italia?”).

Ci viene quindi proposto di ordinare dopo un’attesa di quasi venti minuti e optiamo così per una antipasto (che in realtà prendiamo alla fine perché avevamo ancora fame), due panini e due birre. Queste ultime, una Hopus e una Affligem, ci vengono servite rapidamente e dopo poco arrivano anche i panini.

wpid-20151010_214918.jpg

Uno con doppio hamburger, formaggio, bacon, insalata e pomodoro.

wpid-20151010_214949.jpg

L’altro con porchetta, patate al forno, zucchine grigliate e formaggio. Entrambi i panini accompagnati una porzione di patatine e qualche foglia di insalata erano molto buoni: la carne era tenera, il pane morbido e leggero e si distinguevano bene tutti gli ingredienti. Per finire, abbiamo poi ordinato una porzione di patatine con salsiccia e provola, buona si però è stata servita senza posate ed è stato un po’ difficile mangiarla.

In conclusione il Bad Bros offre una buona scelta di panini e birre e rappresenta una vero e proprio angolo di Inghilterra in quel di Nocera (tranne che per le pizze). Ci sono comunque alcune cose che a nostro avviso vanno migliorate: innanzitutto il servizio dovrebbe essere un po’ più attento alle esigenze dei clienti e in secondo luogo l’offerta di panini potrebbe essere più ampia e più ricercata in modo tale da attirare una clientela più esigente e attenta ai particolari. Per ora è ancora alle prime armi come pub, ma non male!

La Bella Cina…ma è veramente così bella?

Il nostro ultimo tour gastronomico ci ha portati nuovamente a Napoli. Questa volta però non siamo qui per parlare della pizza o delle altre eccellenze culinarie del capoluogo campano, ma di altro. Come potete notare dai nostri ultimi articoli in queste settimane, tra kebab, sushi, hamburger e colazioni all’americana, stiamo dedicando la nostra attenzione alla cucina estera. Così passeggiando tra le strade del centro ci siamo imbattuti in questo simpatico ristorante cinese chiamato, forse in maniera un po’ troppo scontata, Bella Cina.

Il locale anche se non è ben visibile dall’esterno si presenta molto bene: diviso in più sale tutte arredate in perfetto stile orientale, molto elegante, semplice e funzionale.

Il personale è molto gentile e professionale i ragazzi parlano tutti un’italiano molto fluente e sono sempre a completa disposizione dei clienti.

Per quanto riguarda il cibo invece non ci sentiamo di spendere così tante parole di elogio. Vengono presentati innanzitutto due menù uno con proposte di cucina cinese l’altro con proposte di cucina giapponese e sushi. Non vogliamo fare del qualunquismo, ma in genere quando si prova a fare troppo si rischia di non fare bene nulla, soprattutto in cucina. Abbiamo aperto le danze con due antipasti: un fritto misto composto da nuvole di gamberi, pollo fritto, involtini primavera e crostini di gamberi a cui abbiamo aggiunto un piatto di ravioli con gamberi. Buono si, ma ovviamente precotto e surgelato. Come primi abbiamo invece optato per due piatti di cappellini uno alla piastra con manzo e verdure e l’altro, che sembrava una versione semplificata del primo, solo con verdure.

.wpid-img-20150930-wa0007.jpgwpid-img-20150930-wa0005.jpg

Entrambe le portate avevano un buon sapore e la presentazione su piastra calda dei cappellini con carne e verdure era molto simpatica purtroppo però le porzioni erano troppo abbondanti e ci sono state servite di corsa mentre mangiavamo ancora l’antipasto. La cosa si è poi ripetuta con il secondo. Quando eravamo ormai saturi di spaghetti e cercavamo di terminare le ultime forchettate ci sono stati serviti un piatto di anatra con funghi e bambù e uno di maiale alla griglia con le verdure.

wpid-img-20150930-wa0004.jpgwpid-img-20150930-wa0001.jpg

Buona l’anatra accompagnata dal sapore delicato del bambù, pessimo il maiale forse rancido e abbondantemente condito con curry per coprirne il sapore. Dopo una pausa di venti minuti circa infine abbiamo deciso di ordinare il dolce: latte fritto e involtino al cocco. Buoni ma niente di che.

Passando ai giudizi la location si merita un 7 perché il locale è davvero ben arredato, ordinato e pulito.

Il servizio si merita la sufficienza per quanto riguarda la professionalità dei camerieri, ma un 5 per la gestione delle comande: secondo noi è infatti inaccettabile che tra una portata e un’altra non ci sia il tempo di riprendere fiato e che ci si ritrovi in  breve tempo sommersi dai piatti.

Per quanto riguarda il cibo un 5 è più che meritato perché i piatti sono preparati alla svelta con ingredienti non sempre di qualità.

In generale dobbiamo ammettere però che il Bella Cina non sarà certo così bello come dice il nome, però riteniamo che il locale meriti comunque una visitina perché offre un servizio leggermente superiore rispetto ad altri ristoranti cinesi della città.

Due colazioni all’americana veloci e super!

Premettiamo che questi due tipi di colazioni sono “da domenica” o per quando volete iniziare la giornata con quel qualcosa di buono che ci rende più dolci!

La prima ricetta è quella dei deliziosi pancake! Alzi la mano chi non li ha mai visti nei cartoni animati e desiderati tantissimo: ecco la nostra ricetta, ovviamente parliamo di quelli tradizionali e cioè conditi con sciroppo d’acero e burro, ma anche Nutella! (Viva la dieta!)

Ingredienti:

150 gr di farina ben setacciata, 2 uova, 2 cucchiai rasi di zucchero, 30 gr di burro, 2 bicchieri abbondanti di latte, bustina di lievito.

Come prima cosa dovreste separare e eliminare gli albumi, ma abbiamo sperimentato l’ultima volta e in realtà non ce n’è affatto bisogno, la cosa importante è cercare di rendere tutti gli ingredienti quanto più legati possibili tra loro, non c’è altro procedimento. Ungete bene la padella prima di disporci un mestolino di forma rotonda, appena vedete che si stacca, cuocete l’altro lato.

11222183_629989647142212_4717606407796003565_n

La seconda ricetta è ancora più semplice da preparare, ma davvero strong!

Ingredienti:

1 uovo, 3 fettine di pancetta ben tesa, 1 fetta di formaggio cheddar e 1 fetta di pane (meglio se morbido)

Tostate il pane in una padella (magari sempre unta di burro) e a mano a mano aggiungete prima la pancetta in modo tale da soffriggerla per bene, poi la fetta di cheddar. In un altra padella friggete l’uovo all’occhio di bue e appena sarà pronto adagiatelo come ingrediente finale sul pane!

12047081_626501407491036_5204888752315315558_n

Non ve ne pentirete!

Chi ha voglia di una pizza?

A chi non piace una bella pizza gustosa? Per quanto ci riguarda ormai è palese che sia uno dei nostri piatti preferiti e perciò siamo sempre alla ricerca di qualche nuova pizzeria. Ma il punto è che la amiamo talmente tanto che spesso ci cimentiamo anche nel prepararla da soli a casa e così oggi abbiamo deciso di condividere la nostra ricetta.

Ecco allora gli ingredienti per un impasto per due persone:

Farina di grano tipo 0 500 gr.

Lievito di birra 3/4 gr.

Acqua 300 ml

Olio e.v.o. q.b.

Sale q.b.

Per quanto riguarda la preparazione cominciamo disponendo a fontana la farina setacciata su di una spianatoia. Successivamente sciogliamo il lievito nell’acqua, aggiungiamola lentamente alla farina insieme ad un filo di olio ed un pizzico di sale e iniziamo ad impastare. E’ importante versare l’acqua lentamente in modo tale da farla assorbire per bene. Una volta che tutti gli ingredienti saranno ben amalgamati bisogna continuare ad impastare energicamente (MOLTO ENERGICAMENTE) il composto per almeno dieci minuti o un quarto d’ora. Per capire se l’impasto è pronto per la lievitazione basta schiacciarlo leggermente con un dito: se ritorna alla sua forma originale allora è pronto altrimenti se dovesse restare il calco del dito è necessario continuare ad impastare e magari aggiungere un altro filo d’acqua. A questo punto lasciamo lievitare l’impasto in una ciotola leggermente unta per circa 2/3 ore fino a quando non avrà più che raddoppiato il suo volume.

Una volta trascorso questo lasso di tempo è finalmente giunto il momento di stendere la pizza e di farcirla come più ci piace. Noi l’ultima volta abbiamo optato per due gusti semplici: margherita e diavola (salame e piccante). Ed ecco il risultato

12042856_627955157345661_5610716548009064918_n

Al momento di stendere l’impasto possiamo anche dividerlo in due parti in modo da creare due pizze tonde singole. E’ sempre preferibile inoltre stendere l’impasto a mano su di una spianatoia infarinata anche se chi non avesse la giusta manualità può utilizzare il matterello.

Una volta farcita la pizza è pronta per essere infornata alla massima temperatura per circa 10/15 minuti.

Altri consigli che ci sentiamo di dare riguardano la farcitura. Ad esempio quando si sceglie di utilizzare il pomodoro è meglio optare per dei pelati precedentemente schiacciati, salati e insaporiti con un po’ di basilico piuttosto che utilizzare la passata. Inoltre non abbondiamo troppo con il pomodoro: per una pizza tonda basta un mestolo abbondante da stendere successivamente su tutta la superficie. Unica eccezione a questa regola riguarda la pizze marinara e napoletana che non prevedono l’utilizzo della mozzarella e che quindi necessitano di due mestoli abbondanti di pomodoro per non risultare poi troppo secche dopo la cottura. Per quanto riguarda la mozzarella invece possiamo tagliarla a fette o alla julienne ma la cosa importante è aggiungerla sempre cinque minuti prima della fine della cottura e non all’inizio in modo tale che non si bruci troppo e che resti morbida e filante.

Fateci sapere!