‘O rraù!

Oggi, ultima domenica di ottobre, è un giorno speciale in casa nostra. Con l’arrivo del primo freddo si ha sempre più voglia di sedersi a tavola e gustare un bel piatto caldo e genuino. E così dopo questa lunga estate oggi ci siamo svegliati per la prima volta con l’inconfondibile profumo del ragù o meglio “do’ rraù” come è noto dalle nostre parti. Un piatto totalmente diverso dagli altri ragù e a nostro avviso anche più buono e saporito. Quindi perché non condividere la nostra ricetta?

La storia di questo strepitoso primo piatto affonda le proprie radici nella cultura gastronomica partenopea fino a diventare un vero e proprio culto domenicale nelle case di tutto il capoluogo campano e provincia al punto tale che sono numerose le sue apparizioni in opere di vari artisti napoletani. Tra questi ricordiamo Eduardo de Filippo che ne raccontava la preparazione in “Sabato, domenica e lunedì” ed Eduardo De Crescenzo che in uno sketch del film “Il mistero di Bellavista” sottolineava come non esistesse una ricetta precisa del ragù e come la preparazione potesse cambiare di quartiere in quartiere “dal Vomero a Toledo”. Quella di oggi non sarà quindi la ricetta del ragù perfetto, ma una ricetta personale anzi personalissima tramandataci di generazione in generazione.

Ingredienti per 4 persone:

300 gr. di punta di petto di manzo tagliata a fette o locena (che serviranno per fare le cosiddette braciole)

300 gr. di primo di manzo a pezzi

300 gr. di “tracchiolelle” (costina di maiale o di collo o di costato)

300 gr. di gallinella o sopracoscio di maiale

olio e.v.o.

strutto

una cipolla dorata

1,2 kg. di pomodori pelati

un bicchiere abbondante di vino rosso secco

sale q.b.

Preparazione

Prima di tutto è necessario preparare le braciole. Sono necessarie per questo passaggio le fette di locena che dovranno prima essere imbottite con aglio e prezzemolo tritati, sale, pepe, pinoli e pecorino e poi chiuse e legate con spago da cucina. A questo punto in una casseruola possibilmente di coccio come vuole la tradizione bisogna far soffriggere la cipolla tritata con olio e strutto e non appena inizia a sfrigolare è il momento di aggiungere la carne e le braciole.

A questo punto è necessario prestare molta attenzione e non allontanarsi mai dai fornelli. Questo perché la carne deve essere cotta a fuoco molto basso e deve essere mescolata spesso. Non appena le cipolle iniziano ad imbrunire versiamo poco alla volta il vino rosso e continuiamo a mescolare delicatamente la carne. Una volta che il vino si sarà asciugato tutto e rimarrà solo il grasso che sobbolle, proseguiamo lentamente lasciando rosolare la carne per un altra decina di minuti sempre a fuoco bassissimo e con la casseruola coperta.

Una volta “stordita la carne” (come si suole definire il passaggio precedente) alziamo leggermente la fiamma e versiamo i pelati precedentemente schiacciati. Se non si vogliono utilizzare i pomodori pelati in scatola possiamo anche preparare una passata di pomodori fresca con pomodori San Marzano o Roma che sono generalmente più ricchi di succo. Diamo quindi una mescolata veloce agli ingredienti, abbassiamo nuovamente la fiamma, adagiamo il coperchio sulla casseruola in modo tale da lasciare libero un piccolo spiraglio di qualche centimetro e facciamo “pippiare” (cioè sobbollire) per circa due ore. Con questo termine onomatopeico si intende il momento in cui il sugo produce delle bolle che al termine della tensione scoppiano producendo un suono simile a quello che si produce quando si fuma una pipa oquando per l’appunto si “pippea”.

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Passate quindi le due ore togliamo la carne per non correre il rischio che si spappoli e di ritrovarci quindi a mangiare un chili di carne piuttosto che un ragù. Adagiata la carne in un’altra casseruola lasciamo il solo sugo a “pippiare” per altre tre o quattro ore. Nel corso della cottura i grassi dovrebbero spostarsi verso l’alto sommergendo completamente il sugo e quindi alla fine il risultato dovrebbe essere un sugo denso, scuro e unto.

Il Ragù è quindi pronto per essere consumato. Generalmente i tipi di pasta che più si adattano a questa preparazione sono i rigatoni, i paccheri, gli ziti, le candele spezzate ecc. E la carne invece? Cosa farne? Anche qui la decisione è abbastanza personale: alcuni decidono di lasciarla da parte e mangiarla come secondo sempre condita dal sugo, altri invece preferiscono aggiungerla al sugo e alla pasta creando un unico, enorme, unto e gustoso piatto unico.

Per concludere ci sentiamo di raccomandare la preparazione del ragù napoletano a partire dalla sera precedente al giorno in cui lo andremo a consumare: a Napoli ad esempio si è soliti prepararlo il sabato sera per la domenica a pranzo. Questo perché la preparazione richiede molto tempo (minimo 7 ore) ed addirittura alcuni lasciano pippiare il sugo tutta la notte. Noi personalmente preferiamo prepararlo il sabato sera, lasciarlo riposare tutta la notte con la carne all’interno e al mattino presto far ripartire la cottura togliendo i pezzi di carne che nel frattempo si sono ben ammorbiditi.

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Due panini da Bad Bros

Fuori piove! C’è l’allerta meteo! Meglio non uscire di casa! Oppure no…? E se andassimo in un posto caldo e al chiuso? Magari vicino casa per non rischiare? Mmm ok! Ecco, questa è stata più o meno la discussione che ci ha portati a scegliere il Bad Bros, Pub di Nocera Inferiore come nostra ultima meta. Avevamo già sentito parlare di questo locale tramite amici ed internet e così ci siamo convinti anche noi a provarlo.

Arrivati al locale la sensazione è che sia un po’ angusto anche se è arredato in perfetto stile english e quindi in linea con quelle che sono le proposte alogastronomiche del pub. Accomodatici sui nostri “comodi” sgabelli infatti abbiamo dato subito una rapida occhiata al menù: una buona selezione di birre per lo più inglesi e belga e un’ offerta di piatti abbastanza varia che comprende i classici hamburger, hot dogs, piatti misti di carne accompagnati da verdure e insolitamente anche una selezione di pizze (come a dire: “è vero che siamo in un english pub ma stiamo pur sempre in Italia?”).

Ci viene quindi proposto di ordinare dopo un’attesa di quasi venti minuti e optiamo così per una antipasto (che in realtà prendiamo alla fine perché avevamo ancora fame), due panini e due birre. Queste ultime, una Hopus e una Affligem, ci vengono servite rapidamente e dopo poco arrivano anche i panini.

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Uno con doppio hamburger, formaggio, bacon, insalata e pomodoro.

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L’altro con porchetta, patate al forno, zucchine grigliate e formaggio. Entrambi i panini accompagnati una porzione di patatine e qualche foglia di insalata erano molto buoni: la carne era tenera, il pane morbido e leggero e si distinguevano bene tutti gli ingredienti. Per finire, abbiamo poi ordinato una porzione di patatine con salsiccia e provola, buona si però è stata servita senza posate ed è stato un po’ difficile mangiarla.

In conclusione il Bad Bros offre una buona scelta di panini e birre e rappresenta una vero e proprio angolo di Inghilterra in quel di Nocera (tranne che per le pizze). Ci sono comunque alcune cose che a nostro avviso vanno migliorate: innanzitutto il servizio dovrebbe essere un po’ più attento alle esigenze dei clienti e in secondo luogo l’offerta di panini potrebbe essere più ampia e più ricercata in modo tale da attirare una clientela più esigente e attenta ai particolari. Per ora è ancora alle prime armi come pub, ma non male!

La Bella Cina…ma è veramente così bella?

Il nostro ultimo tour gastronomico ci ha portati nuovamente a Napoli. Questa volta però non siamo qui per parlare della pizza o delle altre eccellenze culinarie del capoluogo campano, ma di altro. Come potete notare dai nostri ultimi articoli in queste settimane, tra kebab, sushi, hamburger e colazioni all’americana, stiamo dedicando la nostra attenzione alla cucina estera. Così passeggiando tra le strade del centro ci siamo imbattuti in questo simpatico ristorante cinese chiamato, forse in maniera un po’ troppo scontata, Bella Cina.

Il locale anche se non è ben visibile dall’esterno si presenta molto bene: diviso in più sale tutte arredate in perfetto stile orientale, molto elegante, semplice e funzionale.

Il personale è molto gentile e professionale i ragazzi parlano tutti un’italiano molto fluente e sono sempre a completa disposizione dei clienti.

Per quanto riguarda il cibo invece non ci sentiamo di spendere così tante parole di elogio. Vengono presentati innanzitutto due menù uno con proposte di cucina cinese l’altro con proposte di cucina giapponese e sushi. Non vogliamo fare del qualunquismo, ma in genere quando si prova a fare troppo si rischia di non fare bene nulla, soprattutto in cucina. Abbiamo aperto le danze con due antipasti: un fritto misto composto da nuvole di gamberi, pollo fritto, involtini primavera e crostini di gamberi a cui abbiamo aggiunto un piatto di ravioli con gamberi. Buono si, ma ovviamente precotto e surgelato. Come primi abbiamo invece optato per due piatti di cappellini uno alla piastra con manzo e verdure e l’altro, che sembrava una versione semplificata del primo, solo con verdure.

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Entrambe le portate avevano un buon sapore e la presentazione su piastra calda dei cappellini con carne e verdure era molto simpatica purtroppo però le porzioni erano troppo abbondanti e ci sono state servite di corsa mentre mangiavamo ancora l’antipasto. La cosa si è poi ripetuta con il secondo. Quando eravamo ormai saturi di spaghetti e cercavamo di terminare le ultime forchettate ci sono stati serviti un piatto di anatra con funghi e bambù e uno di maiale alla griglia con le verdure.

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Buona l’anatra accompagnata dal sapore delicato del bambù, pessimo il maiale forse rancido e abbondantemente condito con curry per coprirne il sapore. Dopo una pausa di venti minuti circa infine abbiamo deciso di ordinare il dolce: latte fritto e involtino al cocco. Buoni ma niente di che.

Passando ai giudizi la location si merita un 7 perché il locale è davvero ben arredato, ordinato e pulito.

Il servizio si merita la sufficienza per quanto riguarda la professionalità dei camerieri, ma un 5 per la gestione delle comande: secondo noi è infatti inaccettabile che tra una portata e un’altra non ci sia il tempo di riprendere fiato e che ci si ritrovi in  breve tempo sommersi dai piatti.

Per quanto riguarda il cibo un 5 è più che meritato perché i piatti sono preparati alla svelta con ingredienti non sempre di qualità.

In generale dobbiamo ammettere però che il Bella Cina non sarà certo così bello come dice il nome, però riteniamo che il locale meriti comunque una visitina perché offre un servizio leggermente superiore rispetto ad altri ristoranti cinesi della città.

Due colazioni all’americana veloci e super!

Premettiamo che questi due tipi di colazioni sono “da domenica” o per quando volete iniziare la giornata con quel qualcosa di buono che ci rende più dolci!

La prima ricetta è quella dei deliziosi pancake! Alzi la mano chi non li ha mai visti nei cartoni animati e desiderati tantissimo: ecco la nostra ricetta, ovviamente parliamo di quelli tradizionali e cioè conditi con sciroppo d’acero e burro, ma anche Nutella! (Viva la dieta!)

Ingredienti:

150 gr di farina ben setacciata, 2 uova, 2 cucchiai rasi di zucchero, 30 gr di burro, 2 bicchieri abbondanti di latte, bustina di lievito.

Come prima cosa dovreste separare e eliminare gli albumi, ma abbiamo sperimentato l’ultima volta e in realtà non ce n’è affatto bisogno, la cosa importante è cercare di rendere tutti gli ingredienti quanto più legati possibili tra loro, non c’è altro procedimento. Ungete bene la padella prima di disporci un mestolino di forma rotonda, appena vedete che si stacca, cuocete l’altro lato.

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La seconda ricetta è ancora più semplice da preparare, ma davvero strong!

Ingredienti:

1 uovo, 3 fettine di pancetta ben tesa, 1 fetta di formaggio cheddar e 1 fetta di pane (meglio se morbido)

Tostate il pane in una padella (magari sempre unta di burro) e a mano a mano aggiungete prima la pancetta in modo tale da soffriggerla per bene, poi la fetta di cheddar. In un altra padella friggete l’uovo all’occhio di bue e appena sarà pronto adagiatelo come ingrediente finale sul pane!

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Non ve ne pentirete!