Osteria gli Scacchi: una mossa vincente ma…

Il nostro ultimo itinerario eno-gastronomico ci ha portato a Casertavecchia: un borgo medioevale straordinario, immerso nella rigogliosa natura dei monti Tifatini e impreziosito, oltre che dalla bellezza dei suoi caratteristici vicoletti, dalla stupenda cattedrale di San Michele Arcangelo e dall’imponente castello. Tutto ciò è stato reso ancor più caratteristico dall’atmosfera natalizia e dalla presenza dei tipici mercatini.

Dopo aver un po camminato per la cittadella ci viene il solito appetito e sorge come ogni volta la solita domanda: dove andare a mangiare? Ci consultiamo e sopraggiunge la scelta, ovvero l’Osteria gli Scacchi proprio lì vicino e dobbiamo dire che già dal primo sguardo alla location  ci è sembrata essere la scelta giusta: un piccolo sentiero in pietre dopo l’ampio parcheggio (che facilita non poco gli ospiti visto che Casertavecchia per chi viene da fuori è raggiungibile solo in auto) e subito si arriva ad un edificio caldo ed accogliente, non ci sono molti posti dentro, ma ci sono luci, un camino, bagno elegante con asciugamanine messe a disposizione invece dei soliti tristi pezzi di carta e insomma tutto ciò che, a livello di arredamento, ci si può aspettare da un osteria. All’ingresso della struttura ci accoglie il signor Gino, il proprietario, il quale si presenta e ci fa accomodare dove preferiamo. Oltre al proprietario ci sono due camerieri molto gentili, entrambi attenti al servizio e alla spiegazione di ogni portata benché non vestiti con una uniforme uguale.

Veniamo dunque all’argomento cibo. Il menù (anche se servito su dei semplici fogli di carta A4 spillati) è abbastanza ricco e presenta numerosi piatti a base di carne e verdure stagionali, senza però tralasciare altre alternative come il baccalà o un’ampia selezione di formaggi. La carta dei vini è ugualmente ricca (e ugualmente disordinata): si va da una selezione dei più rinomati vini nazionali ad una altrettanto ottima di vini di uve campane come l’Aglianico e il Fiano.

Per iniziare c’è da dire che sia l’entrée che la fin del pranzo sono stati gentilmente offerti dall’osteria, pertanto la prima portata è stata appunto un mini cornetto salato con ripieno di salame e un piccolo biscotto con sopra un cubetto di pancetta.

Per l’antipasto abbiamo optato per un assaggio misto: dunque c’è stato servito un soufflé di patate con borragine e crema di zucca dal sapore molto delicato, una crepe di farina di castagne ripiena di funghi e verza, uno strudel con cima di broccoli, briciole di salsiccia di maiale del Casertano e fonduta di provola del Matese, una frittella di finocchi con riduzione di aceto balsamico e bruschette con melanzane sottolio affiancate da un’ottima polpetta sempre con le melanzane. Come inizio è stato tutto ottimo e ben cucinato, i sapori erano perfettamente equilibrati e dai nomi dei piatti si può perfettamente capire la ricercatezza dei prodotti, tutti stagionali e di provenienza locale.

Crepe di farina di castagne con funghi e verza

Crepe di farina di castagne con funghi e verza

Soufflé di patate con borragine e crema di zucca

Soufflé di patate con borragine e crema di zucca

Per i primi optiamo per dei ravioli di farina di castagne su composta di patate e salsiccia di maiale razza casertana al profumo di alloro e per un risotto (Vialone Nano) con caprino di Giano Vetusto e mele annurche. Entrambi sono stati un esplosione di sapori molto originali, simbolo del fatto che non c’è bisogno di usare cibi a noi lontani per creare piatti unici: la dolcezza delle mele creava uno stupendo contrasto con la sapidità del formaggio e i ravioli avevano un gusto ricco, intenso e saporito. Sia per l’antipasto che per il primo però c’è una piccola pecca: le porzioni (specie i ravioli) erano un tantino scarse, non siamo solitamente persone che badano all’abbondanza anzi siamo convinti che quando si va a mangiare fuori lo si debba fare per il gusto e per il piacere non per riempirsi la pancia fino a scoppiare, ma c’è da dire che giusto una mestolatina in più e sarebbe stato tutto perfetto…Un vero peccato.

Ravioli di farina di castagne su composta di patate e salsiccia di razza casertana al profumo di alloro

Ravioli di farina di castagne su composta di patate e salsiccia di razza casertana al profumo di alloro

Risotto con caprino di Giano Vetusto e mele annurche

Risotto con caprino di Giano Vetusto e mele annurche

Già con il secondo, bocconcini di bufalo campano al falerno del Massico con contorni vari, la portata è stata molto più giusta. La morbidezza della carne con il sapore delle verdure ha creato un piatto semplice e leggero, dato che la carne di bufalo è molto magra, ma allo stesso tempo molto gustoso ed equilibrato.

Bocconcini di bufalo al Falerno del Masico

Bocconcini di bufalo al Falerno del Masico

Infine anche i dolci erano tutti molto appetitosi, abbiamo scelto tra tutti un soufflé al cioccolato con cuore caldo, decorato e aromatizzato all’arancia. Ora c’è da dire che il dolce in sé e per sé era buono, ma non c’era alcun cuore caldo! Era stato cotto troppo tanto da diventare un tortino.

"Soufflée" al cioccolato aromatizzato all'arancia

“Soufflée” al cioccolato aromatizzato all’arancia

Come chiusura ci sono stati serviti (offerti come abbiamo detto prima dalla casa) due biscotti ai cereali con marmellata di prugne, davvero ottimi.

Come vino, la tradizione vuole che in una osteria, mentre si mangiano piatti soprattutto a base di carne, verdure e formaggio ci voglia per forza un bel vino rosso: la scelta è ricaduta su un ottimo Aglianico, un Redimore Mastroberardino del 2011.

Morale della favola? Gli Scacchi hanno vinto la partita! Un ottimo posto da consigliare per chi si trova da quelle parti e vuole mangiare davvero bene la cucina e i prodotti del luogo. L’unico appunto che ci sentiamo di fare è quello di chiarire un secondo la nostra idea di Osteria, un idea che comunque è vicina al pensiero comune: un luogo dove ci si può sentire a casa propria, mangiando cose come abbiamo detto locali e cucinate in modo semplice e gustoso e fin qui Gli Scacchi non hanno affatto deluso anzi. L’osteria però è anche concessore di porzioni abbondanti o almeno adeguate all’appetito dei forestieri come era un tempo. E’ vero che ad oggi anche il concetto di osteria si è evoluto e ha perso alcune delle sue caratteristiche originarie, tuttavia presentare cinque ravioli piuttosto che tre a nostro avviso sarebbe stato già sufficiente e non avrebbe rovinato la presentazione.