Pellone: la vera pizza napoletana

Tornare a casa dopo un viaggio in treno, guardarsi intorno e non trovare nessuno che ti sia venuto a prendere. E adesso? La risposta è semplice: scendi dal treno, svolta a destra, dirigiti verso via Nazionale e lì al numero 93 troverai un piccolo angolo di paradiso che ti farà dimenticare per qualche minuto la stanchezza del viaggio. Di chi stiamo parlando? Della Pizzeria Pellone ovviamente: un must per gli amanti della pizza e non, che provengano dalla stessa Napoli, dai paesi limitrofi o che siano soltanto di passaggio.

La pizzeria, una delle più rinomate in città, si trova nel quartiere Vasto a pochi passi dalla stazione Centrale forse una zona poco visitata e poco conosciuta ai più, ma vera e propria meta di pellegrinaggio per chi vuole provare la vera pizza napoletana.

Dal punto di vista della struttura non c’è molto da dire dato che il locale è piccolo, con un unico bagno, arredato con tavoli di marmo e ferro e per niente curato nell’aspetto. E’ molto sui generis, con quadri antichi appesi e qualche altro frenzolo di certo messo lì a caso.

Poca cura anche nel servizio. La politica del locale, infatti, sembra essere quella di far mangiare il maggior numero di persone nel minor tempo possibile dando poca o meglio nessuna attenzione al cliente: servizio rapido, camerieri scortesi e frettolosi, tavola non apparecchiata. Spesso per risparmiare tempo si viene fatti accomodare al tavolo con altri clienti (fortunatamente solo su richiesta propria e di questi ultimi) e a fine pasto neanche il tempo di fare due chiacchiere che immediatamente e a stomaco pieno si viene invitati a lasciare il posto ai prossimi clienti. Insomma se siete di quelli a cui piace consumare pasti di tre ore comodi, rilassati e coccolati di sicuro Pellone non fa per voi, ma se volete solo gustare un’ottima pizza senza dare troppa attenzione al contesto che vi circonda allora siete a cavallo.

La pizza non a caso è una delle migliori di Napoli: già all’olfatto si riescono a percepire bene gli odori degli ingredienti, l’impasto è leggero, il cornicione fragrante, gli ingredienti ottimi e saporiti ed è più grande del piatto in cui viene servita.

Pizza Margherita

Pizza Margherita

Altra protagonista è sicuramente la pizza fritta ovvero l’impasto della pizza classica farcito con ingredienti a piacere (noi preferiamo sempre la classica ricotta, mozzarella e cicoli o ciccioli in italiano) e fritto. Anche in questo caso l’impasto è leggero, per niente unto, come spesso capita per questo tipo di preparazione e la pizza raggiunge le dimensioni di un dirigibile.

Pizza fritta ricotta, mozzarella e cicoli

Pizza fritta ricotta, mozzarella e cicoli

A tutto ciò va aggiunta la sapiente capacità della cucina di preparare un fritto misto napoletano tra i migliori in città, servito ai tavoli e all’esterno del locale nella vetrinetta riscaldata per i passanti o per chi è in attesa di entrare. Gli arancini, le pizze fritte, i crocchè di patate e gli scagliuozzoli (polenta fritta) sono ottimi, ma la vera regina è senza alcun dubbio la frittatina ossia un timballo di pasta con besciamella, carne e piselli fritti in pastella talmente buona che se la si mangia una volta il suo ricordo resta impresso nella mente, il ricordo di un sapore unico, indimenticabile fin dal primo morso.
Dal punto di vista qualità prezzo, la pizzeria non è una delle più economiche di Napoli anzi, ma dato che la pizza merita, spendere un pò di più del solito per due pizze margherite, una birra e una bottiglietta d’acqua ci sembra in questo caso e almeno a noi più che comprensivo.

Crocchè di patate e frittatine

Crocchè di patate e frittatine

Pellone quindi sembra essere quasi un fast food ante litteram, un esempio di  quella cucina di strada veloce, fatta con gli ingredienti del luogo, che riflette una tradizione secolare nata nel nostro bel paese molto prima che gli Americani se ne appropriassero indebitamente e adatta a chi è intenzionato a fare un pasto veloce senza rinunciare al piacere.

Il Fienile a Sant’Agata dei Due Golfi

Ci sono posti al mondo che per la loro bellezza rimangono per sempre scolpiti nella memoria di chi li osserva: la Costiera Sorrentina è uno di questi così come lo è la Costiera Amalfitana. E’ quando ti trovi in località come quella di Sant’Agata dei Due Golfi, maggiore frazione di Massa Lubrense dove un occhio è rivolto a Positano e uno a Sorrento è inevitabile non fermarsi e mangiare in posti come la terrazza del ristorante Il Fienile.

Terrazza

Terrazza

Il locale si presenta davvero molto bene: pulito e ordinato con una terrazza vista mare e un ampio giardino all’esterno, la cucina a vista e la sala elegante, arricchita dalla presenza di numerose piante (decorazione forse un po’ troppo eccessiva). Unico neo è la ripida e stretta salita all’ingresso del parcheggio che crea qualche difficoltà alle auto.

Il locale è a conduzione familiare e la sala è abilmente gestita da padre e figlio. Entrambi infatti sono stati molto gentili, simpatici, cordiali, professionali e in grado di indirizzare al meglio le scelte del cliente proponendo i piatti migliori e i prodotti più freschi.

In una località del genere ci si potrebbe aspettare che il menù sia principalmente a base di pesce, ma in realtà presenta numerose proposte di piatti di terra e quindi decidiamo, dato che siamo in due, di provare entrambe  le opzioni. Come antipasto scegliamo quindi un carpaccio di manzo con scaglie di parmigiano e aceto balsamico, gustoso e impeccabile e una trilogia di mare marinata agli agrumi con salmone, pesce spada e gamberoni davvero ottima e saporita nonché preparata con ingredienti freschissimi.

Trilogia di mare

Trilogia di mare

Carpaccio di manzo con scaglie di parmigiano e aceto balsamico

Carpaccio di manzo con scaglie di parmigiano e aceto balsamico

Per quanto riguarda i primi, la scelta ricade su un piatto di terra ovvero i ravioli Vesuvio: ravioloni con scamorza e melanzane ben fatti e molto gustosi, la pasta era fresca e cotta al punto giusto. Per il secondo invece ci affidiamo ai consigli del cameriere e all’abilità dello chef scegliendo, tra il pescato del giorno, un’orata preparata sapientemente con un guazzetto al pomodoro, aromattizzata con una spolverata di prezzemolo fresco e accompagnata da un sautè di vongole anche queste fresche e molto buone. A fine serata decidiamo di concederci anche il dolce sempre consigliato dal proprietario il quale ci serve un croccantino con gelato delizioso anche se molto dolce quindi è da sconsigliare a chi ama i sapori più neutri. Per concludere non potevamo fare di certo a meno del vino. La carta dei vini non è molto estesa e presenta per lo più vini di uve locali come Aglianico, Falanghina, Piedirosso e Gragnano, con qualche eccezioni di vini nazionali come Barbera e Chianti. La nostra scelta è caduta però, un po’ per cusiosità, su un Aglianico della casa ovvero un Crapolla Rosso forse non all’altezza di altri vini presenti in cantina, ma comunque buono e che si è accompagnato alla perfezione con i piatti da noi scelti.

Una piccola osservazione va fatta: i prezzi sono davvero molto competitivi per la zona e in rapporto alla qualità sono davvero ottimi, anche per questo ci sentiamo di consigliarlo, perchè è un ottimo ristorante che però non svuota le tasche.
Unico appunto è che ci sarebbe piaciuto vedere qualcosa in più per quanto riguarda l’utilizzo delle eccellenze locali che non sempre vengono valorizzate o peggio ancora per niente considerate. In questo caso sono stati “preferiti” in uno degli antipasti, il cocktail di gamberi, dei gamberetti surgelati piuttosto che i favolosi gamberi di Crapolla (presìdio Slow Food).

Serata Panuozzo da Malafronte a Gragnano

Gragnano terra di Pasta e Panuozzi. E’ qui che si trova il ristorante pizzeria Malafronte, ci siamo capitati per caso girando per il paese e siccome non volevamo andare nei locali più noti dove il panuozzo è un must da non perdere (non facciamo nomi perchè non mi sembra carino) abbiamo deciso di entrare. In realtà io ci ero già stato da bambino quando aveva un’altra gestione e la proprietaria faceva dei crocché straordinari di quelli che ti restano impressi fino all’età adulta. Quindi ci addentriamo pieni di speranze e di piacevoli ricordi d’infanzia, ma il colpo d’occhio ha subito deluso le attese. Il locale era letteralmente devastato da una festa di bambini che continuavano ad andare avanti e indietro per il locale. Vabbé, non diamo la colpa a dei poveri bambini, la realtà è che il locale è arredato come vent’anni fa e sembra appena uscito da un film sovietico degli anni ’70, disordinato, lasciato a se stesso e, sebbene gli sforzi, si faceva difficoltà a provare appetito nonostante il nostro digiuno dall’ora di pranzo.

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Ci guardiamo in faccia e senza dire una parola decidiamo di rischiare. Optiamo per una cosa semplice: due crocchè (in memoria dei vecchi tempi), una pizza panna e crudo e un panuozzo broccoli, mozzarella, patate e salsiccia.

Dunque cominciamo dall’antipasto. Crocchè buoni anche se arrivati in ritardo perchè dimenticati nell’ordine dal proprietario, ma non paragonabili a quelli dei bei vecchi tempi, un po’acidi ma almeno fatti in casa.

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La pizza: buono il crudo, panna per niente acida e impasto leggermente pesante come è solito essere l’impasto delle pizze di Gragnano, ma comunque ben cotto e senza segni di bruciatura sul fondo a indicare che almeno il forno era pulito.

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Il panuozzo: ingredienti sicuramente non di prima qualità, patatine surgelate, mozzarella e broccoli presi al supermercato ma nel complesso non era male, anche perchè quando si butta tutto nel forno a legna gli ingredienti si cuociono senza lasciare traccia di scongelamento e l’impasto era buono e fragrante. Il tutto è costato meno di quanto ci si potesse aspettare.

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Il proprietario: un simpatico omone vestito da muratore poco attento alle formalità.

In conclusione locale sicuramente non all’altezza di altri presenti in zona, ma se una sera non vi va di cucinare potete mangiarvi un panuozzo in breve tempo senza troppe pretese. Così non va.

Dalla Padella alla Brace: la carne ad Angri

Siamo ad Angri, piccola cittadina dell’Agro Nocerino Sarnese e tra le vie storiche del paese abbiamo scoperto già da un po’ di tempo questo simpatico ristorante: Dalla Padella alla Brace. La prima volta che abbiamo mangiato in questo posto è stato qualche anno fa e subito siamo stati colpiti non solo dalla bontà delle materie prime cucinate a dovere, ma anche dalla gentilezza e dalla preparazione del proprietario. Così, siccome non siamo lontani dal ristorante in questione, ci siamo tornati diverse volte sempre felici e soddisfatti di come si mangia. A questo punto non mi sembra il caso di stare qui a parlare di tutte le volte che ci abbiamo messo piede, altrimenti dovremmo scrivere un trattato solo a riguardo e non mi sembra il caso, quindi preferirei parlare solo dell’ultima volta e magari sottolineare qualche aspetto rilevante delle volte precedenti.

Come ho già avuto modo di sottolineare, il ristorante si trova ad Angri città facilmente raggiungibile con l’autostrada A3 Napoli-Salerno, il ristorante si trova in via Concilio, un antico borgo cittadino. Piccola parentesi: se vi trovate in zona andateci magari mezz’ora prima così da ammirare il Castello Doria e la villa comunale, nei pressi del locale.

Ma torniamo a noi. A me piace solitamente iniziare a parlare della struttura del locale: premetto che, anche se importante, non lo trovo un aspetto tanto influente ai fini del giudizio, ma in questo la struttura non è a pari merito con la cucina. E’ vero il locale è piccolo, quindi è difficile massimizzare gli spazi, però le pareti mezze bianche e mezze verdi con appese a metà altezza delle foto minuscole di piatti di carne non sono certo il massimo, né tanto meno il tavolo da due accanto alla porta del bagno unisex. Credo quindi che si possa valorizzare un po’ meglio con dei richiami al periodo di costruzione.

Capitolo a parte il servizio. Il proprietario è un ragazzo molto gentile, attento e preparato in grado di consigliare perfettamente i clienti sia sulla scelta dei piatti che su quella dei vini dato che prende le odinazioni e si avvicina ai tavoli per essere presente al massimo per i clienti. Molto professionale anche il cameriere sempre attento e gentile.

E infine arriviamo all’argomento più importante e più interessante: il cibo. Tutte le volte che ci siamo stati compresa l’ultima, abbiamo notato che è buona usanza del proprietario iniziare con un “pre-antipasto” offerto dalla casa per smorzare la fame nell’attesa delle portate, per esempio, l’ultima volta ci sono state presentate delle ottime frittelle con il finocchietto. Come antipasto abbiamo deciso di prendere un piatto di verza con patate e salsiccia cucinati alla perfezione, una burratina e per non farci mancare nulla un misto di affettati di ottima qualità: pancetta piacentina, finocchiona, soppressata, crudo, capocollo. Per quanto riguarda i primi l’ultima volta abbiamo deciso di farne a meno, in altre occasioni abbiamo avuto modo di assaggiare gli spaghetti allo “scarpariello” (tipico sugo napoletano con pomodoro e basilico) in cui il pomodoro in questione era il Corbarino, davvero sublimi e gustosi da far venir voglia di pulire il piatto, ravioli ripieni alla ricotta al profumo di limoni di Amalfi (a testimonianza di come anche con prodotti tipici si possano preparare piatti innovativi e deliziosi) e linguine con pesto, pomodorini e lardo che solo a scrivere mi viene l’acquolina in bocca per come siano in questo piatto azzeccati gli abbinamenti. Ma il piatto forte sono sicuramente i secondi. Tanti tipi di carne italiana e straniera cucinati alla perfezione. Cominciamo con un filetto al pepe verde buono, saporito, anche se un po’ troppo al sangue dato che come ben si sà la fuoriuscita del sangue stesso al momento del taglio va a rovinare l’ottimo sugo. Buono anche il Black Angus pomodorini, rucola, parmigiano e riduzione di aceto balsamico cotto al punto giusto e abbinato a ingredienti che ne esaltano il sapore. Dulcis in fundo non poteva mancare la regina della carne: la bistecca fiorentina, un chilo e quattro di bontà cotta come da tradizione ben arrostita all’esterno e rossa all’interno. Per finire i dolci che a mio avviso sono l’unica pecca di questo locale dal punto di vista culinario. Perché? Perché sono ottimi tutti, ma non sono di produzione propria. Hanno scelto di puntare su i prodotti della famosa pasticceria Sal De Riso (noto locale di Amalfi) dando al cliente un prodotto qualitativamente ottimo ma non loro. Comunque con un pranzo così di certo non poteva mancare il vino. Secondo me la carta dei vini non è male, ma si potrebbe puntare anche su vini migliori di aziende vinicole locali che offrono dei prodotti unici, piuttosto che scegliere i soliti vini in fondo ad Angri non si è lontani da Tramonti e Gragnano. A parte questa considerazione personale generalmente abbiamo optato per vini campani come l’Aglianico, stavolta invece abbiamo provato un ottimo Primitivo di Manduria 2011 che si è abbinato alla perfezione a tutte le portate.

Per quanto riguarda i prezzi, inoltre, sono perfettamente proporzionati alla qualità offerta da servizio e cucina.

In conclusione troviamo che Dalla Padella alla Brace sia un ottimo ristorante, almeno ad Angri, unico nel suo genere ed è un peccato non raggiungere l’eccellenza per delle piccolezze. Avete fatto tanto non fermatevi proprio ora. Complimenti!

Abraxas: quando i prodotti giusti entrano in cucina

Nord di Napoli? Terra difficile, terra troppo spesso legata a fenomeni criminali e a cattive amministrazioni, terra ultra-urbanizzata, terra dei fuochi.

No! Persone, luoghi e sentimenti che emergono tra mille difficoltà e conquistano spazio e visibilità. Questo è quello che si percepisce in quest’angolo di Pozzuoli, Lucrino: un paesaggio straordinario, verde e rigoglioso, circondato da tre laghi e dal mare un territorio vulcanico e fertile.

E’ qui che sorge l’osteria Abraxas ed è qui, in questa cucina, che i produttori locali portano i frutti del loro lavoro e il menù forse non troppo ampio lo testimonia: antipasti serviti in base alla disponibilità stagionale delle materie prime (e si sente), primi e secondi che rispecchiano i piatti della tradizione locale. Mi sarei aspettato però qualche proposta di pesce in più oltre alle alici e al baccalà vista le immense risorse ittiche dei litorali circostanti. La cantina poi è l’ennesimo esempio di questo trend: si va dai più rinomati vini italiani, come Barolo, Primitivo, Montepulciano e chi più ne ha più ne metta, per finire, come è giusto che sia ai vini campani e in particolar modo a quelli dell’area flegrea (Piedirosso e Falanghina Contrada Salandra, La Sibilla, Grotta del Sole ecc.). Ma passiamo a quelle che sono le effettive sensazioni trasmesse al cliente o meglio a quelle che MI sono state trasmesse da tutto l’insieme.

Il locale, innanzitutto l’ho trovato davvero carino e in sintonia con quello che è l’ambiente circostante e almeno a mio avviso la filosofia della cucina. Diviso su due piani con due sale non troppo grandi e una terrazza al piano superiore, arredata con tavolini e divanetti, che affaccia direttamente sul Lago di Averno. Unica nota negativa forse i servizi igienici troppo ridotti per l’effettiva capacità del locale.

Il servizio, in secondo luogo, davvero efficiente e cordiale a partire dai proprietari, marito e moglie sempre molto disponibili mentre i camerieri sempre attenti e preparati.

Dulcis in fundo, la cucina. Dico subito che a noi piacciono molto i sapori tradizionali e la cucina fatta con prodotti semplici della terra quindi questo potrebbe un po’ influenzare il nostro giudizio. Gli antipasti erano composti da sette assaggi misti: bruschette con pomodoro del piennolo (e a me già solo la parola pomodoro del piennolo mi manda in estasi), casatiello fatto in casa morbido e con il giusto ripieno, un’insalata di farro con alici, pomodorini e olive, seguito da verza con salsiccia e castagne preparata in maniera davvero impeccabile e saporita, vitello tonnato molto delicato, scaglie di provolone della basilicata e per finire patate con salsicce e broccoli forse la portata meno allettante, ma certamente non da buttare.

Casatiello

Casatiello

Patate con broccoli e salsiccia

Patate con broccoli e salsiccia

Scaglie di provolone della Basilicata con insalata, carote, sedano e lupini

Scaglie di provolone della Basilicata con insalata, carote, sedano e lupini

I primi che ho avuto modo di provare, invece, comprendevano un pacchero alla genovese che sprigionava un profumo e un sapore squisito e un piatto di pappardelle con broccoli, salsiccia, ricotta e limone un po’ troppo al dente per i miei gusti, ma buono negli accostamenti. Il tutto è stato accompagnato da un Piedirosso Contrada Salandra del 2010.

Pappardelle con broccoli, salsiccia, ricotta e limone

Pappardelle con broccoli, salsiccia, ricotta e limone

Paccheri alla genovese

Paccheri alla genovese

Un pasto  sicuramente non completo, che non mi ha permesso di assaporare al meglio i sapori della cucina, ma allo stesso tempo sufficiente per rendersi conto della straordinaria ricchezza di queste terre così spesso violentate dall’opera dell’uomo, ma sempre tanto generose di prodotti straordinari. E’ in quest’ottica che va elogiato il lavoro svolto dall’Osteria Abraxas che ha saputo cogliere al meglio le opportunità offerte da un territorio straordinariamente ricco.